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Asola, scoperto il ceppo di legionella: è lo stesso nei malati e nel fiume

Corrispondenza tra tre campioni di acqua prelevata dal Chiese e tre dai pazienti. L’evaporazione dopo i temporali di agosto tra le possibili cause del contagio

ASOLA. C’è una corrispondenza tra tre campioni di acqua prelevata dal Chiese e tre campioni prelevati in pazienti affetti da polmonite causata da legionella. È quanto emerge dalle analisi trasmesse dall’Istituto superiore di sanità e contenute nella relazione epidemiologica dell’Ats di Brescia. Un rapporto presentato ai sindaci dei sette comuni che ricadono nella zona rossa, quella a maggiore incidenza di polmoniti. Un passo avanti, anche se «i dati - spiega Ats nella relazione - non sono sufficienti a dimostrare che la fonte sia originata dal fiume Chiese, in quanto il fiume potrebbe essere stato a sua volta contaminato dalla stessa diffusione che ha colpito le persone». 

Il contagio avviene attraverso l’inalazione di gocce minuscole di acqua contaminata, e la pericolosità di queste particelle d’acqua è inversamente proporzionale alla loro dimensione. Ecco perché l’analisi si sofferma sulle condizioni meteo del periodo in cui si è diffuso il contagio. Il 25 e il 31 agosto, per esempio, dopo un periodo di caldo intenso (favorevole, insieme con la stagnazione, al proliferare del batterio), si sono verificati temporali molto violenti e un repentino abbassamento della temperatura. L’evaporazione di acqua subito dopo i temporali potrebbe aver favorito la formazione di aerosol, che in presenza «di fonti contaminate da legionella ne hanno consentito la diffusione ambientale» e la possibilità di inalare il batterio.

Da queste giornate al periodo dello scoppio dell’epidemia, tra l’altro, è passato giusto il tempo dell’incubazione. Parzialmente scagionate le torri di raffreddamento: «il vapore in emissione dalla torre - spiega l’analisi - non può contenere la legionella. Ma il flusso d’aria nella torre può trascinare con sé goccioline d’acqua potenzialmente contaminate». Esclusa, invece, qualsiasi altra fonte di infezione: attraverso i questionari fatti compilare ai malati non è stato possibile identificare fonti comuni ai casi colpiti se non il luogo di residenza.


La prevenzione, visto che non potrà agire sugli eventi atmosferici, dovrà cercare di contenere la carica microbica. La relazione dell’Ats indica l’adozione di procedure rigorose nella gestione degli impianti idrici, procedure di bonifica corrette di tutti gli impianti che possano generare aerosol e un utilizzo oculato delle acque del Chiese che tenga conto del deflusso minimo vitale: se l’acqua scorre non si scalda, non si creano sacche di acqua stagnante, l’ossigenazione è migliore e gli inquinanti si diluiscono.

Grazie all’analisi dell’Iss è stato anche definito il tipo di legionella, un batterio ubiquitario solitamente a bassa concentrazione nel suo ambiente naturale, responsabile degli episodi di polmoniti: «L’agente causale - spiega l’Ats - sembra essere stato un sierotipo di legionella 2-14 che non ha mai dato epidemie di popolazione a livello mondiale e che ha comportato notevoli difficoltà di identificazione».

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