A Guidizzolo i pomodori diventano “green”: chimica zero e insetti alleati

L’Orticoltura Gandini di Guidizzolo li coltiva su 11 ettari di serre. L’impollinazione avviene con l’aiuto dei bombi e sui frutti non ci sono residui chimici

GUIDIZZOLO. “Attenzione, il prossimo controllo sarà il nostro cliente a farlo”. Il cartello è all’ingresso delle serre dell’Orticoltura Gandini di Guidizzolo: non serre qualsiasi, ma serre tecnologiche, in cui la temperatura è governata da un computer, e i pomodori, con le tecniche dell’agricoltura fuori suolo, crescono per 365 giorni l’anno. «Qui è sempre primavera» scherza Mattia Gandini, 31 anni, terza generazione in azienda (con lui il papà Mario, lo zio Enrico e la cugina Alessandra). L’Orticola Gandini Antonio, nata negli anni ’60 per coltivare ortaggi di vario tipo, nel 2004 ha cominciato con i pomodori da tavola nelle serre tecnologiche e ora è une delle aziende più grandi del nord Italia (150 i dipendenti al lavoro nel periodo estivo) per questo genere di produzione.

Sono 11 gli ettari di serre tecnologiche nel Mantovano, e a questi si sommano 4 ettari e mezzo di serre classiche per la produzione estiva e le estensioni delle aziende partner, tra Melfi, Verona e la Sicilia. «Tutte realtà – spiega Mattia – che condividono con noi disciplinare di produzione e filosofia». L’attenzione alla qualità è massima, così come quella per l’ambiente: «I trattamenti fitosanitari sono ridotti al minimo, se non a zero, e in questi giorni abbiamo ottenuto la certificazione come azienda a residuo zero: nei nostri pomodori non c’è traccia di prodotti chimici».


Per la lotta ai parassiti, del resto, sono stati reclutati degli insetti utili. E altri insetti vengono usati per impollinare le piante di ciliegini, mini plum, verdi costoluti e datterini gialli, tigrati e rossi: si tratta dei bombi, imenotteri simili ad api giganti che arrivano da un allevamento di Ravenna. Al mattino escono dalle loro “bombox”, se ne vanno in giro tra i fiori tutto il giorno e poi la sera se ne tornano dentro. Pari a zero anche la presenza di nichel nei frutti, grazie alla coltivazione fuori suolo: «Le piante crescono nella roccia fusa, uno strato inerte in cui il minerale, che per molti è dannoso, non è presente».

La qualità paga: «La crescita è costante – continua Mattia – il mercato è in calo per l’ortofrutta convenzionale ma non per l’alta gamma e per i prodotti ad alto contenuto di servizio. Produciamo dai 6 ai 7 milioni di vaschette l’anno di pomodori confezionati: circa 30mila quintali di pomodoro sfuso nel 2018 e la previsione per il 2019 è di 35mila quintali». I pomodori Gandini vengono venduti quasi esclusivamente alla grande distribuzione organizzata, a marchio proprio o con il marchio del supermercato. La produzione viene raccolta al mattino, confezionata al pomeriggio e consegnata la sera. «I pomodori arrivano freschissimi, anche grazie alla nostra posizione geografica, che ci consente quasi di fare un “chilometro zero”. E per comunicare meglio questa freschezza al consumatore li vendiamo a grappoli: le parti verdi, come le foglie, non mentono».

Le serre al lavoro tutto il giorno, riscaldate e illuminate, sono un costo. E, sostiene qualcuno, non sono un toccasana per l’ambiente: «In realtà – risponde Mattia Gandini – questa coltivazione utilizza il 90% in meno di acqua rispetto alla tradizionale e le canaline recuperano acqua e sostanze nutritive che, una volta filtrate, vengono rimesse in circolo. Per quanto riguarda l’energia, nei prossimi mesi arriverà un impianto di cogenerazione. Un passo avanti sia per i bilanci aziendali sia per l’ambiente».

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