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Stop anche al centro migranti di Suzzara. Nel Mantovano sono 70 i lavoratori delle coop d'accoglienza a rischio

In quattro anni accolti 600 profughi nell’ex hotel Garden. Domani, lunedì 18 marzo, serrande chiuse per sempre. Partono le trattative sindacali. La coop Olinda: "E' l'effetto di Salvini & Company"

Francesco Romani
1 minuto di lettura



SUZZARA. Dopo Poggio Rusco, lunedì 18 marzo chiuderà i battenti dopo quasi quattro anni di attività anche il Centro di accoglienza straordinaria (Cas) di Suzzara nell’ex albergo Garden. Le persone ospitate sono state trasferite nelle ultime settimane in altri centri d’accoglienza. Contemporaneamente saranno persi i 5 posti degli operatori che vi lavoravano, dipendenti del gestore, la cooperativa Olinda di Medole.

L’effetto del decreto sicurezza entra dunque nel vivo. In previsione del nuovo bando accoglienza di aprile che vedrà dimezzare da 36 a 18 euro a richiedente asilo il rimborso, i gestori stanno riducendo drasticamente i costi. La coop Olinda, la più grande del Mantovano con 340 migranti accolti a gennaio (erano 615 un anno fa), la prossima settimana avvierà al licenziamento collettivo di 50 dipendenti sui 133 in organico. Altri 26 tagli sono stati proposti dalla coop Alce Nero, la seconda in ordine di grandezza, che dopo le trattative sindacali ha accettato di ridurre a 12 i licenziamenti e a 4 le riduzioni d’orario.

Per quanto riguarda Suzzara, la proprietà dell’immobile non ha rinnovato il contratto in scadenza ed avviato nel settembre del 2015, quando i primi richiedenti asilo iniziarono ad essere accolti sul territorio suzzarese. Nel frattempo l’arrivo di migranti dalla sponda africana si è nel frattempo notevolmente ridotta. Il decreto sicurezza approvato lo scorso novembre dal parlamento ha quindi abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari che aveva durata due anni «Purtroppo è l’effetto delle decisioni di “Salvini & Company” - dice amareggiata la presidente della coop Olinda, Ughetta Gaiozzi - Viene perso anche nel Mantovano un sistema di accoglienza funzionante e così facendo si perdono anche posti di lavoro».

Nella struttura suzzarese i migranti uomini, donne e bambini venivano accolti, ristorati e vestiti. Per loro si provvedeva alle vaccinazioni sanitarie e a fornire corsi di lingua italiana. Nei quasi quattro anni di operatività le persone accolte sono state più di 600, provenienti da Africa ed Asia «Un fiume di storie, culture, sofferenza e speranza - commenta Attilio Pignata, storico operatore sanitario - Anche se non sono mancati momenti di diffidenza». Forti, comunque, le collaborazioni con le istituzioni, dal Comune all’Asst, agli enti culturali con i quali si sono creati progetti e collaborazioni. «Compresi tanti singoli cittadini - chiude Pignata - che si sono interessati a questo fenomeno epocale e che hanno fatto conoscere la parte migliore della nostra città».


 

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