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Incapace di intendere e volere: la badante assassina di Canneto all’ex Opg

Uccise a coltellate una dipendente comunale e ferì tre persone. La donna sarà trasferita a Castiglione delle Stiviere quando si libererà un posto

Giancarlo Oliani
2 minuti di lettura

MANTOVA. Barbara Chmurzynska, la badante assassina, non sarà processata. Assolutamente incapace di intendere e volere, appena si libererà un posto, sarà confinata in una Rems (residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza) dell’ ex ospedale psichiatrico-giudiziario di Castiglione. La richiesta di ricovero è stata presentata dal pubblico ministero Carmela Sabatelli che ha seguito l’indagine e, la mattina del 25 marzo, accolta dal giudice per le indagini preliminari Matteo Grimaldi.

È il primo settembre 2018 quando la badante polacca di 58 anni impugna due grossi coltelli da macellaio, uno per mano, ed entra al museo civico di Canneto come una normale turista, per poi mettersi a urlare frasi sconclusionate e colpire chiunque trovasse sul suo cammino. Un vero e proprio pomeriggio di follia. Il bilancio è pesante: una donna di 54 anni, Paola Beretta, uccisa con un fendente all’altezza del cuore, e altre tre persone rimaste ferite, per fortuna in modo lieve.

Poco dopo il raptus omicida, l’accoltellatrice è stata neutralizzata da alcuni passanti (tra cui il comandante della polizia locale di Asola, Marco Quatti) che le hanno gettato addosso una bicicletta e l’hanno disarmata con un bastone in attesa dell’arrivo dei carabinieri.

«Ero a Canneto a trovare mio padre, ospite della casa di riposo Leandra, proprio qui di fronte - raccontò Quatti - ho sentito delle urla e ho visto alcune persone a terra davanti al museo. Ho pensato ad un litigio. Ho visto un’ anziana caduta da una carrozzina e un uomo e una donna a terra che sembravano lottare. Mi sono avvicinato e ho visto che l’uomo aveva del sangue sulla maglia e la donna che strillava impugnava due grossi coltelli. Ci ha urlato: “Andate via”. Ho preso una bici e gliel’ho scagliata addosso, poi mi hanno aiutato altre persone e siamo riusciti a immobilizzarla».

Paola Beretta, dipendente comunale e bibliotecaria, morì sul colpo dopo essere stata pugnalata sotto il costato sinistro. I feriti furono Davide Malinverni, 30 anni, volontario della protezione civile, di Asola, che stava entrando al museo di piazza Gramsci per andare a trovare alcuni amici, e Antonio Barisani, 65 anni, origini cannetesi e residente a Cremona. Il primo venne colpito tre volte alla schiena, sotto un’ascella e ad un braccio. Il secondo fu ferito solo di striscio. Ferite lievi anche per la madre di Barisani, in carrozzina, che durante la colluttazione con la donna armata di coltelli cadde procurandosi una lieve lesione alla testa.

Barbara Chmurzynska, a Canneto da alcuni mesi, venne fermata con l’accusa di omicidio e lesioni volontarie. Nell’ospedale del carcere la donna aggredì gli infermieri, nascondendosi sotto il letto. La famiglia di Paola Beretta si rivolse a un legale di fiducia per ricostruire l’intera vicenda e verificare se l’orrendo delitto potesse essere sventato. Al momento, secondo la procura, non sarebbero emerse irregolarità in ordine all’intervento dei carabinieri.

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