Un altro caso di legionellosi nel Mantovano

L'uomo è ricoverato all'ospedale di Asola. I medici: non c'entra con l'epidemia dell'anno scorso. Ma intanto caldo e siccità fanno risalire l'attenzione. E scattano i protocolli sanitari

ASOLA. Un nuovo caso di polmonite causato da legionella. Nei giorni scorsi, nel reparto di medicina dell’ospedale di Asola, è stato ricoverato un uomo, residente nella Bassa Bresciana, a cui i medici hanno diagnosticato una polmonite causata da legionella Pneumophila di tipo 1, un sottotipo diverso da quello che ha provocato l’epidemia della scorsa estate che ha ucciso tredici persone (l’ultima la settimana scorsa).

«Il personale medico e infermieristico sta affrontando con particolare attenzione il caso - spiega la direzione dell’Asst Carlo Poma in una nota - ma senza allarmismi, poiché si tratta di un’infezione batterica provocata da un sottotipo di legionella endemica nel territorio». Nessun allarme, ma l’ospedale ha comunque avvertito la necessità di comunicare l’accaduto. Casi come questo non rappresentano un’eccezione: nell’arco di un anno i reparti di medicina hanno a che fare, in genere, con una decina di pazienti colpiti da questa infezione. «I numerosi casi di legionellosi che si sono riscontrati nei mesi scorsi - tranquillizza l’ospedale - sono riconducibili a sottotipi di legionella pneumophila diversi da quello in questione».

L’anno scorso, secondo i risultati delle analisi dell’Istituto superiore di sanità contenute nella relazione epidemiologica dell’Ats di Brescia, a scatenare l’epidemia è stato un sierotipo di legionella 2-14 che non aveva mai causato epidemie. E tra i principali imputati come fonte di contagio c’è il fiume Chiese: esiste una corrispondenza tra tre campioni d’acqua prelevata dal fiume e tre campioni prelevati in pazienti affetti da polmonite. La certezza, però, ancora non c’è: il fiume, ha spiegato l’Ats di Brescia, potrebbe, essere stato contaminato a sua volta. Il contagio avviene attraverso l’inalazione di gocce minuscole di acqua contaminata. Per questo, l’analisi si è soffermata sulle condizioni meteo del periodo in cui si è diffuso il contagio: dopo un periodo di caldo intenso, favorevole al proliferare del batterio, si erano verificati temporali violenti e un repentino abbassamento della temperatura, che avrebbe favorito la formazione di aerosol.

Nonostante non ci siano legami con quanto accaduto la scorsa estate, l’allerta rimane alta. E le condizioni climatiche continuano ad aver un peso, per il timore che possano favorire la riproduzione del microbo. «Poiché le condizioni climatiche, quali la scarsa presenza di acqua nei fiumi e canali per la siccità, nonché le alte temperature di questo periodo potrebbero favorire una proliferazione ambientale del microbo - precisa l’Asst - sono stati allertati i medici del Pronto soccorso di Asola che opereranno in stretto raccordo con i colleghi della struttura di Medicina generale dell’ospedale di Asola e la struttura di Malattie infettive di Mantova. Saranno utilizzati i più recenti protocolli diagnostico-terapeutici e assistenziali per il trattamento più accurato e tempestivo possibile di eventuali ulteriori pazienti». 

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