Botte e minacce di morte alla figlia per il fidanzato italiano: condannata a 18 mesi

La madre voleva imporre alla ragazza i precetti della religione musulmana: adesso è in Marocco con la figlia più piccola

POGGIO RUSCO. Per mesi ha maltrattato, picchiato e minacciato di morte la figlia, di nazionalità marocchina, colpevole di essersi innamorata di un ragazzo italiano. La madre voleva costringerla ad adeguarsi ai precetti delle religione musulmana, ma alla fine ha dovuto arrendersi. La giovane, ora ventiseienne, ha vinto la sua battaglia. La madre, invece, è finita a processo per maltrattamenti e lesioni e la mattina del 28 marzo il giudice Beatrice Bergamasco l’ha condannata a un anno e sei mesi di reclusione, contro i due anni e due mesi chiesti dal pubblico ministero.

I fatti, avvenuti a Poggio Rusco, risalgono al marzo di tre anni fa, quando l’imputata, una 41enne madre di due ragazzine (omettiamo le generalità complete a tutela di una delle due che è minorenne) si accorge che la figlia più grande sta frequentando un ragazzo italiano.


La donna reagisce in modo violento a quella frequentazione, e comincia a minacciarla e a offenderla in ogni modo. La picchia, spingendola più volte e prendendola per i capelli per poi gettarla a terra. La insulta e la aggredisce anche per strada. La colpisce con un mattarello fino a farla sanguinare. La prende a pugni.

Ma non basta. La violenza della donna non conosce limiti. Quando la figlia le chiede di poter partecipare a una cena di classe, la minaccia con un paio di forbici: «Vuoi che ti buchi la pancia?». La situazione è drammatica e solo l’intervento dei servizi sociali e dei carabinieri evita che le violente aggressioni si ripetano altre volte.

Ciò che la madre rinfaccia alla figlia è il mancato rispetto dei i precetti della religione musulmana. Scatta la denuncia anche perché, a seguito delle percosse, la ragazza finisce al pronto soccorso. La donna viene denunciata, dunque, e la procura svolge le indagini al termine delle quali chiede e ottiene il suo rinvio a giudizio. La mattina del 28 marzo la sentenza.

La lezione, a quanto pare, non è però servita a molto. In tempi recenti la donna è partita per il Marocco dove rimarrà otto mesi per costringere la figlia più piccola a frequentare le scuole di quel paese. La donna è stata difesa nel corso del procedimento penale dall’avvocato Giorgio Martinelli.

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