Mantova, Cantore confermato primario di Oncologia

Il contratto da direttore del reparto scadeva tra due giorni. Dal Poma giudizio positivo. Il 30 aprile l’udienza dal Gup

MANTOVA. Il suo contratto da primario scadeva tra due giorni. Cinque anni alla direzione dell’Oncologia del Carlo Poma, un lungo periodo scandito anche dall’inchiesta aperta a fine 2015 in seguito all’esposto delle due colleghe non in linea con alcune terapie applicate sui pazienti.

Per il dottor Maurizio Cantore i cinque anni sarebbero scaduti il 31 marzo, ma mercoledì i vertici dell’Asst di Mantova hanno deciso di rinnovargli la fiducia confermandolo alla guida del reparto per altri cinque anni.



Nella delibera si legge che nel verbale numero 3 rilasciato dal collegio tecnico in data 15 marzo 2019 «viene espressa valutazione positiva anche con riguardo agli obiettivi affidati allo stesso».

Il rinnovo di un contratto «individuale di incarico quinquennale di direttore di struttura complessa» è infatti subordinato all’esito positivo delle verifiche annuali e periodiche sulla gestione del reparto. È inoltre legato al raggiungimento degli obiettivi di mandato e di budget annuale e tra questi, al tempo della stipulazione del contratto, c’era anche l’introduzione dei trattamenti chemioterapici loco-regionali, la pratica al centro della battaglia delle due oncologhe dissidenti e nei confronti della quale in questi ultimi quattro anni c’è stato un aspro dibattito tra favorevoli e contrari.



L’oncologo mantovano, nato professionalmente al Poma, una parentesi da primario a Massa Carrara e poi il ritorno a Mantova il primo aprile 2014 dopo aver vinto il concorso sotto la direzione dell’ex manager Luca Stucchi, dovrebbe quindi continuare a dirigere la struttura che negli ultimi quattro anni è stata al centro di indagini non solo giudiziarie ma anche interne, regionali e ministeriali.

Il nuovo mandato è sempre di 5 anni, salvo ovviamente l’interruzione per raggiunti limiti di età e la pensione. Ma a che punto è l’inchiesta? A metà dicembre 2018, causa sciopero degli avvocati, era stata rinviata al 30 aprile di quest’anno l’udienza preliminare davanti al gup che dovrà decidere se accettare o meno la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura per cinque medici del reparto con ipotesi d’accusa che a vario titolo vanno dall’omicidio colposo e lesioni aggravate per l’ipotesi di procedure diagnostiche e terapeutiche errate, al falso in atto pubblico, alla violazione della privacy dei pazienti.



A guidare la lista dei medici è il primario Maurizio Cantore. Seguono Roberto Barbieri e le oncologhe Carla Rabbi, Roberta Gaiardoni e Maria Donatella Zamagni. Per l’indagine la procura si è avvalsa anche di intercettazioni ambientali e telefoniche. A fine anno il Gip aveva alleggerito la posizione di Cantore firmando un’ordinanza di archiviazione per trenta casi di omicidio colposo e lesioni, disponendo però la restituzione al pubblico ministero degli atti relativi ad altre situazioni. Infine nell’inchiesta erano entrati anche altri quattro medici, tre della Chirurgia Toracica e un’oncologa in relazione a un intervento chirurgico eseguito nel maggio del 2015. 




 

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