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In sinagoga il ricordo della deportazione degli ebrei mantovani

Giovedì una serata per non scordare gli eventi di 75 anni fa in via Govi

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MANTOVA. Il 30 novembre 1943 entrò in vigore la legge della Repubblica sociale che ordinava l’internamento di tutti gli ebrei. In quel tempo a Mantova era in piena attività il ricovero per gli anziani della comunità ebraica, in via Govi al primo piano dell’edificio chiamato “Pia casa di ricovero e industria”. La casa di riposo ebraica offriva asilo anche a ebrei stranieri che speravano così d’evitare la cattura nei loro paesi e la conseguente deportazione. Proprio questo luogo, con massimo spregio per gli ebrei, fu scelto come campo di concentramento e la questura di Mantova, dal 1º dicembre e nel giro di pochi giorni, vi fece affluire 79 ebrei rastrellati in massima parte in città e in provincia aggiungendoli ai 40 ebrei che da tempo si trovavano ospiti del ricovero. Per una tragica ingenuità, molti ebrei mantovani che non si erano ancora allontanati dalla città, si presentarono spontaneamente. A sovrintendere al campo fu chiamato un commissario prefettizio, per amministrare i beni della comunità e usare i redditi per il mantenimento del campo.

Il luogo famigliare, la presenza del segretario della comunità Davide Tedeschi, il conforto spirituale del rabbino Nunsen Chaimowicz e la possibilità d’avere contatti con l’esterno, mitigarono le asprezze del campo fino all’inizio d’aprile del 1944 tanto che, a più riprese e dopo controlli minuziosi, vennero rilasciati 55 internati perché troppo anziani o “misti”. La situazione peggiorò di colpo con l’evasione di un internato nella notte fra il 3 e il 4 aprile 1944. Nel pomeriggio del 4 aprile arrivarono nel campo le guardie della questura che presero nota dei presenti depennando 16 nominativi, degenti in letto o molto anziani. Tutto ciò senza specificarne il motivo. Alle 11 del 5 aprile 1944 un gruppo di 42 ebrei fu caricato su un autocarro che si diresse alla stazione ferroviaria. Qui il gruppo di sventurati venne stipato su un carro bestiame che fu aggiunto al convoglio n.9 proveniente da Fossoli con carri sigillati carichi di deportati destinati ad Auschwitz. Tra gli ebrei deportati da Mantova la più anziana fu la signora Vittoria Foà di 83 anni e la più giovane fu Luisa Levi appena quattordicenne.

La tragedia della Shoàh ha complessivamente coinvolto 104 ebrei mantovani, 62 furono arrestati in diverse località italiane e da lì deportati in un periodo tra maggio 1943 e dicembre 1944. Sono sopravvissuti solo in cinque.

Il 4 aprile 2019, alle 21 nella sinagoga in via Govi, la comunità ebraica ricorderà la deportazione degli ebrei mantovani e invita la cittadinanza. Nell’occasione la “Schola Cantorum” Pomponazzo proporrà canti sinagogali tratti dall’archivio della comunità ebraica di Mantova, e il coro “Voci in festa città di Mantova”, diretto dal maestro Marino Cavalca con l’accompagnamento all’organo di Samanta Chieffallo, eseguirà dei brani composti dallo stesso maestro su testi di Anna Frank. —
 

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