Caccia al selfie sfidando la morte: tre ragazzi fermati in extremis

Due maggiorenni e un minore stavano scalando un vecchio hotel a Piacenza. Un automobilista li vede e dà l’allarme. Bloccati in tempo dai carabinieri: uno è mantovano

MANTOVA. Sfidare la morte in cambio di like, arrampicandosi sui tetti e sui cornicioni o sdraiandosi davanti a un treno in arrivo. Il fenomeno, nemmeno tanto nuovo, è il Daredevil Selfie, dal nome del supereroe Marvel: rischiare la vita per un semplice autoscatto col cellulare, per immortalare in un fermo immagine quel momento di pura adrenalina.

Una moda che dilaga tra i giovani, continuando a raccogliere adepti ma anche a mietere vittime. Da Piacenza arriva l’ennesima segnalazione, questa volta per fortuna non è successo nulla di grave perché i protagonisti del selfie sono stati bloccati in tempo.


Tre giovanissimi, due appena maggiorenni e uno ancora minorenne (tutti ragazzi che vivono difficili situazioni familiari o che addirittura non vivono con la famiglia) domiciliati a Codogno, Parma e uno a Mantova (anche se non ha una residenza fissa). Su un social network “specializzato” in queste assurde sfide mortali (ce ne sono parecchi) hanno letto di un edificio abbandonato, il vecchio motel K2, lungo la via Emilia Parmense a Piacenza, su cui potersi arrampicare, arrivando fino sul tetto. Con possibilità, da lì, di scattare qualche selfie audace.

Uno di loro, maggiorenne, è riuscito a procurarsi un furgone ed è andato a caricare gli altri (i ragazzi si conoscono, anche se vivono in città diverse). Hanno raggiunto Piacenza sabato pomeriggio ed hanno cominciato a salire ai piani alti dell’hotel attraverso alcune impalcature installate intorno al vecchio e fatiscente albergo.

Ma un automobilista di passaggio ha visto quelle tre figure agili che come gatti cercavano di raggiungere il tetto. E, sapendo che l’hotel è chiuso da tempo e di lavori in corso non ce ne sono, ha capito subito che si trattava di una bravata, una sfida pericolosa. Così ha chiamato il 112. Dalla centrale operativa dei carabinieri è partito l’allarme e sul posto si è precipitata immediatamente una pattuglia della Radiomobile. I ragazzini erano ancora lì. I carabinieri si sono limitati a farli scendere e ad allontanarli. Di fatto non sono stati presi altri provvedimenti, perché non c’è stato un vero e proprio reato. Si sono presi una ramanzina e sono stati fatti sloggiare. Questa volta è finita bene.

Ma nemmeno gli esempi di sfide che finiscono in tragedie sembra convincere i cacciatori di selfie a desistere da queste prove. La cronaca ci racconta quasi ogni settimana di vittime di giochi o sport estremi: l’ultima nemmeno una settimana fa, con un ragazzo, appena sedicenne, precipitato da un lucernario di una ditta di Mariano Comense, mentre praticava parkour su tetti e cornicioni con un gruppo di amici. È tuttora ricoverato in gravissime condizioni.

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