Corruzione, l'ex sindaco di Mantova assolto, ecco perché «Niente prove di atti illeciti»

In 14 pagine le motivazioni della sentenza per Nicola Sodano e altri sei imputati Il giudice: il piano corruttivo non è dimostrato e non portò risultati concreti

MANTOVA.  Nessuna prova di corruzione né, tantomeno, legami con la cosca di ’ndrangheta di Nicolino Grande Aracri. Al giudice per l’udienza preliminare Roberto Saulino bastano quattordici pagine secche, capi d’imputazione e riassunti compresi, per spiegare la sentenza di assoluzione di tutti i sette imputati del procedimento su Lagocastello, il filone dell’inchiesta Pesci stralciato e finito al tribunale di Roma. “Non luogo a procedere”: il fatto non sussiste. E il caso è chiuso. L’ex sindaco di Mantova Nicola Sodano, il costruttore Antonio Muto, l’ex presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, l’ex senatore Franco Bonferroni, l'ex senatore ed ex sottosegretario Luigi Grillo, l’affarista veronese Attilio Fanini e l’ex consigliere comunale di Reggio Emilia Tarcisio Costante Zobbi non misero in piedi un piano criminale, né manovre illecite per corrompere i giudici del Consiglio di stato che avrebbero potuto capovolgere il no del Ministero alla lottizzazione Lagocastello, sottoposta a vincoli artistici e ambientali. Vincoli che danneggiavano pesantemente il portafogli di Muto che lì, sulla sponda del lago, aveva investito un tesoretto. Muto, che secondo gli investigatori avrebbe lavorato per favorire gli interessi della cosca di Nicolino Grande Aracri, è stato assolto definitivamente da quest’accusa, ricorda il giudice: quindi, intanto, via l’aggravante mafiosa, che per quattro anni ha pesato come un macigno sugli imputati.


Tolta la lettera scarlatta, i risultati delle indagini, coordinate dalla Dda di Brescia, scrive il giudice, «sebbene idonei a ingenerare generici sospetti» non portano evidenze dimostrative di azioni tese a sviare le funzioni amministrative per interessi privati. Da nessun atto d’indagine, inoltre, emerge che gli accordi corruttivi ipotizzati abbiano portato a qualche risultato. Zero. Gli investigatori non forniscono «il benché minimo ragguaglio sui contenuti devianti delle procedure parallele degli indagati». L’accusa, secondo il giudice, si è limitata a rappresentare il loro obiettivo di bypassare il formale riconoscimento del vincolo di inedificabilità di Lagocastello. «Una finalità penalmente neutra». Un obiettivo non è un reato.



Nicola Sodano, accusato di aver giocato su due tavoli, come sindaco contrario alla lottizzazione, e come amico di Muto invece favorevole, e addirittura complice del piano corruttivo, in realtà non risulta aver fatto nulla di illecito. Nonostante nel suo studio di architettura siano stati trovati i disegni tecnici riguardanti una possibile modifica del progetto della lottizzazione, che avrebbe potuto tornare utile per rivedere il giudizio, di «azioni occulte» non ci sono prove.

«Le sue svariate iniziative sono state gestite in maniera trasparente e conforme a dichiarazioni di intenti, interviste e prese di posizione pubbliche di cui è presente traccia documentale». Si dichiara addirittura stupito, il giudice, dell’assoluta latitanza di Sodano nel presunto piano di corruzione, mentre gli inquirenti avevano dipinto un suo sistematico e totale asservimento all’interesse privato del costruttore.

Nessuna prova: è la formula che compare più spesso. «Non sono nemmeno dimostrate in alcun modo né l’accettazione della promessa né l’effettivo ricevimento di denaro o di vantaggi per compiere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio».

Non dimostrati nemmeno gli abbocchi con De Lise, l’ex presidente del Consiglio di stato, di cui non viene intercettata una sola conversazione. Il suo nome viene fatto solo dall’affarista Fanini, che lo indica come disponibile ad attivarsi per pilotare la sentenza in favore di Muto. Effetti zero. Lo stesso pm romano per Fanini aveva già invocato un millantato credito. Nessun segnale vero nemmeno dell’accordo tra De Lise e il senatore Grillo, per la nomina del primo all’Authority: «Nemmeno lo chiamarono». I passaggi di soldi? «Indizi equivoci». —


 

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