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Sos caporalato e lavoro nero a Mantova, in due anni impennata di casi

Tra il 2017 e il 2018 i due fenomeni hanno coinvolto più di 1.300 persone. Il 62% è italiano ma gli stranieri sfruttati sono in crescita. Allarme del prefetto

MANTOVA. Caporalato e sfruttamento della manodopera sono fenomeni in crescita nella nostra provincia. Un trend in salita che, seppur ben distante dai picchi toccati in altre zone del nostro Paese, invita a mantenere alta l'attenzione sul tema. Rappresentanti di istituzioni, forze di polizia, associazioni e sindacati, si sono ritrovati ieri mattina nella sede della Cisl in via Torelli per il convegno "Legalità e lavoro: il contrasto ai laboratori tessili illegali e al caporalato nel Mantovano".

Ad aprire i lavori, l'intervento del prefetto Carolina Bellantoni, che ha illustrato i dati legati al biennio 2017-18. I servizi messi in atto da carabinieri e guardia di finanza, quindi i casi denunciati, sono saliti da 12 a 16 per il caporalato e da 193 a 229 per lo sfruttamento di manodopera. I lavoratori coinvolti risultano essere, nel biennio, 1.302, 820 dei quali italiani. La percentuale di stranieri sul totale è però in crescita.


In salita anche il numero di datori di lavoro di nazionalità straniera segnalati all'autorità giudiziaria e amministrativa. «Il trend in crescita – ha spiegato il prefetto – è legato a un’immissione di imprenditori stranieri che assumono in nero. Non risultano, invece, collegamenti con la criminalità organizzata».

Per contrastare il fenomeno in maniera più aggressiva, è stata annunciata la nascita di un protocollo d'intesa che verrà siglato tra gli attori economici e istituzionali del territorio. Al momento è una bozza, ma vedrà la luce entro l'estate. Tra i punti chiave, la creazione di un sistema unico di controllo preventivo, la realizzazione di servizi interforze, un maggiore coinvolgimento delle polizie locali, un circuito informativo condiviso che possa dare il via a un flusso di informazioni tra i vari soggetti.

Si pensa anche ad un tavolo su commercio e produzione trasparente e ad eventi incentrati sulla promozione della legalità e del consumo consapevole in scuole, associazioni datoriali e centri di accoglienza. Il tutto, intensificando ulteriormente l'attività della task force già attiva. «L'obiettivo è sensibilizzare, tramite le associazioni di categoria, gli imprenditori associati dei comparti maggiormente a rischio, come quello agricolo, tessile, artigianale e commerciale – ha proseguito il prefetto –. Oltre a questo, collaborare con i sindacati ed educare alla legalità i giovani e i nuovi operatori economici».

Il convegno è stato organizzato dalla Cisl. «Caporalato e laboratori tessili illegali erano due fenomeni di fatto sconosciuti nel nostro territorio solo una decina di anni fa – commenta Dino Perboni, segretario Cisl Asse del Po – negli ultimi anni sono cresciuti in maniera preoccupante. Bene le azioni repressive, ma è giusto pensare anche alla prevenzione, creando i giusti anticorpi. Assistiamo a casi di sfruttamento, segregazione, privazione di diritti e tutele. Si creano condizioni disumane che inquinano l'economia del territorio. In questi anni si è fatto molto: il tavolo istituito per il problema dei laboratori tessili illegali, quello in Prefettura contro il caporalato, il numero verde a disposizione degli agricoltori per la denuncia delle azioni di caporalato. Serve coinvolgere tutti per mettere in campo ulteriori azioni».

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