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Scoperta a Mantova una clinica dentale senza direttore sanitario: chiusa per sei mesi

Colpita Idea sorriso della catena di un medico padovano. L’ordinanza del Comune dopo l’intervento dell’Ats

Sa.Mor.
1 minuto di lettura

MANTOVA. Per un certo periodo non aveva il nome del direttore sanitario scritto sulla targa come vuole la legge in materia di pubblicità sanitaria. Poi, però, una volta che il direttore sanitario si era dimesso non lo aveva sostituito. Adesso sono guai per la Clinica dentale Idea sorriso che dovrà rimanere chiusa sei mesi. È quanto stabilisce l’ordinanza comunale di sospensione dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria firmata il 9 aprile dal dirigente dello sportello unico Paolo Perantoni. Il provvedimento è già stato notificato e, quindi, è già esecutivo.

La vicenda è iniziata il 24 luglio 2017 quando l’Ordine dei medici di Mantova ha segnalato al Comune e all’Ats che la struttura Idea Sorriso, aperta a Mantova nell’estate 2015 e facente parte della catena del dottor Emiliano Mingardi di Padova (13 sedi in tutt’Italia), aveva «ripetutamente violato la normativa evitando di indicare il nome del direttore sanitario».

Il 17 ottobre successivo è scattato il sopralluogo della Polizia locale che ha accertato la violazione: all’esterno dell’edificio in via Pareto 9 al Boma che ospitava la sede della clinica, poco distante dal centro commerciale, c’era una targa con scritto «Idea sorriso benvenuto dal tuo dentista Mingardi medical center 1° piano», su cui, però, non appariva il nome del direttore sanitario della struttura. Il 30 agosto 2018 un altro sopralluogo attestava che nulla era cambiato.

Il 17 ottobre scattava così la comunicazione alla società dell’avvio del procedimento per la sospensione dell’attività. La Mingardi il 20 dicembre rispondeva al Comune che il direttore sanitario era il dottor Enea Donadelli e che il nome era già stato apposto sulla targa. L’Ats, però, il 25 gennaio 2019 disponeva la sospensione immediata dell’attività odontoiatrica del centro perché Donadelli in tre mail aveva detto di aver rassegnato le dimissioni dall’incarico fin dal 24 ottobre 2018.

L’Ats rilevava che il centro, dopo la rinuncia di Donadelli, non aveva prodotto alcun documento attestante l’accettazione dell’incarico di direttore sanitario da parte di un altro medico. Per il Comune è stata violata la legge 175 del ’92 laddove si prescrive l’obbligo di indicare nome e titoli del medico responsabile della direzione sanitaria. Da un po’, per la Polizia locale, il centro risultava aperto sporadicamente dato che visite e prestazioni avvenivano solo su appuntamento. —

Sa.Mor.
 

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