Mantova, ora la cittadinanza è a ostacoli: con Salvini pratiche dimezzate

I numeri della Cgil: nei primi tre mesi 37 domande contro le 84 dell’anno scorso. «Lo scoglio più duro? Il nuovo requisito della conoscenza della lingua italiana» 

MANTOVA. Se l’obiettivo del decreto Salvini (diventato legge) era rendere l’iter per la cittadinanza italiana un percorso a ostacoli, allora il traguardo può dirsi già tagliato. La conferma arriva dagli sportelli migranti della Cgil di Mantova: nel primo trimestre 2019 le domande si sono più che dimezzate rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, precipitando da 84 a 37. Complessivamente, nel 2018 gli sportelli avevano raccolto e inviato 270 domande di cittadinanza, ma il trend di questo primo spicchio del 2019 fa supporre che a fine anno il numero sarà parecchio ridimensionato, come prevedono Veronica Rossi, responsabile degli sportelli migranti della Cgil, e l’operatore Vanni Bardini.

«La Legge 132 sta producendo conseguenze pesanti non solo sui diritti di richiedenti asilo e di titolari di protezione umanitaria, ma anche su chi risiede nel nostro Paese da molti anni e ha raggiunto finalmente i requisiti per richiedere la cittadinanza italiana – precisa Donata Negrini della segreteria Cgil – le novità riguardano i tempi per il rilascio, raddoppiati da 24 a 48 mesi, il contributo richiesto, aumentato del 25% (da 200 a 250 euro), ma, soprattutto, il possesso di un attestato di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello B1».

In particolare, quest’ultimo requisito sulla conoscenza della lingua, secondo la Cgil, sta diventando una barriera molto difficile da superare e costituisce la causa principale di rifiuto da parte degli uffici della Prefettura. «Il Centro provinciale istruzione adulti di Mantova (Cpia) ha fissato per il 30 maggio una sessione di esame ad hoc, peraltro già esaurita vista l’affluenza e il gran numero di richieste, senza il vincolo della frequenza nell’anno in corso» ricorda Veronica Rossi.

Ostacolo ulteriore, dall’8 aprile è necessario indicare nella domanda un indirizzo Pec, insieme alle informazioni anagrafiche sui genitori dei richiedenti. «Insomma, tutte novità che rappresentano un disincentivo a presentare domanda, oltre che forme d’ingerenza immotivate» osserva Negrini.

E se le domande di cittadinanza sono drasticamente diminuite negli ultimi mesi, contemporaneamente sono aumentati gli aggiornamenti delle carte e i rinnovi dei permessi di soggiorno: gli sportelli migranti della Cgil hanno già completato 346 pratiche nel primo trimestre del 2019, a fronte delle 1.132 pratiche dell’intero 2018, anche grazie a «una costante e costruttiva collaborazione con la Questura». In aumento anche le pratiche di conversione dei permessi da protezione umanitaria, (abolita con il decreto sicurezza approvato dal governo giallo-verde) a permessi per motivi di lavoro: sono circa 80 in questi primi mesi dell’anno, «un dato positivo che sottolinea l’integrazione dei migranti più recenti nel tessuto produttivo provinciale». 

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