Pesci morti nel canale e liquame nei fossi: blitz di Arpa e Ats nell’allevamento di Ceresara

Controlli  in un’azienda agricola. Inquinamento nel Gambaredolo a Ceresara. Il Comune emette un'ordinanza e sono in arrivo le multe 

CERESARA. Chiazze di liquami che galleggiavano nei fossi e pesci morti nel Gambaredolo, un canale che scorre nell’Asolano per poi terminare la sua corsa nell’Osone, uno dei principali affluenti di destra del Mincio. La prima segnalazione è partita da un cittadino che abita in zona, ma la Polizia locale dell’Unione dei Comuni Castelli Morenici ha fatto il resto: l’inquinamento proveniva da un’azienda zootecnica di Medole, un allevamento con oltre 400 vacche da latte, tra produzione e rimonta, con sede giuridica a Montichiari, in provincia di Brescia.

Dopo un primo sopralluogo, gli agenti hanno allertato i tecnici dell’Arpa e dell’Ats Val Padana e, a seguito del blitz, è scattato l’obbligo, per l’azienda, di provvedere immediatamente ad assorbire i liquami e a mettere in sicurezza i terreni. L’episodio risale al 12 aprile scorso, quando un residente ha segnalato al Comune di Medole la presenza di reflui zootecnici nei fossi di strada Marchionale e di pesci morti nel Gambaredolo, un canale poco più grande di un fosso che, però, proseguendo nella sua corsa, porta il proprio carico di inquinanti fino all’Osone, e, di conseguenza, fino al delicato ecosistema del fiume Mincio. I pesci morti, non tantissimi, ma comunque una sentinella non trascurabile dell’inquinamento dell’acqua, sono stati notati lungo il corso d’acqua nelle campagne di Ceresara.

La Polizia locale dell’Unione si è attivata con i controlli e ha chiamato i rinforzi. Nel loro sopralluogo, gli agenti e i tecnici di Ats e Arpa hanno scoperto che il letame proveniente dalle stalle è stato accumulato in diversi punti dell’azienda, anche in modi non ortodossi. E il rischio, con l’arrivo imminente delle piogge, era che i terreni e le acque superficiali attorno all’azienda agricola, a causa della percolazione dei reflui, potessero essere contaminati. I timori erano sia per la salute pubblica sia per l’ambiente.

«Abbiamo emesso subito un’ordinanza urgente - spiega il sindaco Giambattista Ruzzenenti - per obbligare la ditta a mettere subito in sicurezza, in emergenza, i terreni e aspirare il liquame. Ma non è finita qui». Seguirà, a breve, una seconda ordinanza con le indicazioni che l’azienda dovrà rispettare in futuro e scatteranno le sanzioni, non ancora quantificate. Un deterrente per evitare altri episodi simili in futuro. «L’azienda deve essere custodita meglio - prosegue Ruzzenenti - È sempre stata considerata un’azienda modello, inserita in un cascinale antico molto bello. So che i bovini sono trattati bene e alimentati in modo corretto. Mi aspetto la stessa cura, da parte della direzione della ditta, anche per l’ambiente circostante».

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