Ex serre, la partita si riapre: Comune di Mantova e compratore in cerca di un accordo

L'area di 8mila metri quadrati doveva ospitare la comunità per minori di Aspef, ma è stata acquistata da un privato. Il vicesindaco Buvoli: ci confronteremo per trovare una soluzione 

MANTOVA. «Fallito il piano di realizzare un centro per minori di Aspef sull’area in degrado delle ex serre di Borgochiesanuova? Non è detto». A riaprire la partita sulle ex serre abbandonate tra strada Circonvallazione sud e via Rinaldo Mantovano, che un costruttore milanese è riuscito a comprare all’asta con un’offerta maggiore di quella messa in busta dal Comune, è il vicesindaco Giovanni Buvoli.

Diciamo, per essere prudenti, che i giocatori sono ancora seduti a un metaforico tavolo, nonostante il match sia stato vinto dal privato. Un tavolo che potrebbe uscire presto dalla dimensione metaforica per diventare un confronto concreto tra Comune e acquirente.


Il vicesindaco non si sbottona più di un tanto, ma è lui stesso che parla di un «probabile futuro incontro con il vincitore dell’asta per valutare gli obiettivi comuni e possibili collaborazioni». Prego? Buvoli, nell’ultima seduta del consiglio comunale, aveva già fatto cenno al possibile confronto rispondendo alle critiche di Forza Italia, che aveva parlato di fallimento politico dell’operazione ex serre.

«Il privato ha offerto 140mila euro contro i 50mila nostri. Ma avrà interesse a dialogare con noi, per cui potrebbe essere interessato a cedere una parte di quell’area per realizzare la nostra comunità. Un fatto importante è che toccherà a lui accollarsi le spese per la bonifica del terreno» aveva detto Buvoli. Bonifiche che, detto per inciso, ammontano a circa 400mila euro, secondo la stima del perito incaricato a suo tempo da Aspef.

Ora Buvoli aggiunge nuovi particolari. «Ci sarà un confronto col privato, visto che non è detto sia interessato a occupare interamente l’area in questione. Stiamo parlando di circa 8mila metri quadrati – dice Buvoli – la comunità per minori di Aspef richiederebbe circa 1.500 metri quadrati. Sappiamo che ora il privato dovrà bonificare l’intera superficie. Perché escludere a priori la possibilità che sia il costruttore a realizzare la comunità?».

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