Mantova, più giovani che anziani allo sportello sociale dedicato ai pensionati

Dal 2016 sono state raccolte 435 richieste d’aiuto I responsabili: «La crisi ha allargato l’identità degli utenti»

MANTOVA. C’è il povero diavolo sotto sfratto, che non sa dove trascorrere la notte. C’è la famiglia con tre figli piccoli e un solo stipendio (part-time) per tirare avanti. C’è una mamma sola, con due figli disabili a cui badare, che sopravvive di lavori a intermittenza, ma non può accedere ad alcun tipo di sostegno economico perché ha ereditato dal padre una porzione di casa. Una fettina di appartamento che non può nemmeno utilizzare. C’è il cinquantenne senza nulla in tasca, che vive dell’ospitalità di un’amica, ma i soldi per pagare le bollette non ce li ha e mangia una volta al giorno, in una mensa sociale. È un’umanità dolente, sconfitta, quella che dal 2016 sfila davanti agli sportelli sociali aperti dal Sindacato pensionati italiani (Spi) della Cgil a Mantova, Suzzara, Pegognaga, Sermide, Castiglione e San Giorgio. In tre anni e tre mesi gli operatori hanno raccolto 435 richieste d’aiuto.

Come tanti messaggi in bottiglia lanciati tra le onde di un naufragio quotidiano. E non soltanto da pensionati, come sarebbe lecito attendersi, ma anche, e soprattutto, da gente in età da lavoro. Persone espulse dal mercato, con problemi di piombo a fare da zavorra e poche prospettive di riscatto alle quali aggrapparsi. A organizzare i dati in una fotografia del servizio, per conto della Cgil, è stato Emanuele Salvato.


Il grosso dell’utenza si concentra nella fascia 18-60 anni – il 62,10% del totale nell’ultimo anno – mentre le classi più anziane sono meno rappresentate nella graduatoria delle richieste: gli utenti di età compresa tra i 60 e i 65 anni pesano per il 9,10% (stessa percentuale per quelli tra i 75 e gli 85 anni), mentre la fascia 65-75 vale il 15,10%. A sorpresa s’inciampa nel 2,10% espresso dalla fascia 0-18, a conferma di quanto sia ormai saltato ogni riferimento anagrafico.
 

«Lo Sportello sociale è nato a Mantova nel marzo 2016, come emanazione dello Spi regionale che ha brevettato il servizio all’Unione europea – ricostruisce Carlo Falavigna – Inizialmente l’esigenza era quella di fornire risposte agli anziani rispetto alle problematiche sociosanitarie, in un mondo che corre a velocità sostenuta. Col tempo, però, l’utenza è cambiata». Tutti gli operatori sono volontari in formazione continua.

«Si rivolgono ai nostri sportelli anche famiglie senza reddito e con figli, famiglie con persone disoccupate e persone sole, senza lavoro e sostegno – racconta Enrica Chechelani della segreteria Spi Cgil di Mantova – Una geografia sociale figlia di questi tempi di crisi. Si rivolgono a noi persone che provengono da un tessuto sociale fragile e sempre più frammentato, che non sanno come muoversi». Agli operatori si chiede supporto nella compilazione dei moduli per accedere a bonus ed esenzioni, e spesso anche di svolgere il ruolo d’intermediari con i servizi sociali dei Comuni.

«Per questo – scandisce Chechelani – è diventato fondamentale per noi entrare in una rete di soggetti che comprenda Comuni, Regione, Ats, Inps e associazioni che si occupano d’assistenza alle persone».
 

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