Nel laboratorio cinese tutti clandestini, in carcere a Mantova i 2 sfruttatori

Un altro blitz della task force provinciale contro il lavoro nero. Sospesa l’attività e multa di 30mila euro. Via i macchinari

GAZOLDO DEGLI IPPOLITI. Erano tutti clandestini. Sei lavoratori su sei erano entrati in Italia illegalmente, ed erano al lavoro nella maglieria senza contratto e spremuti come limoni.  Un blitz della task force contro il lavoro nero ha messo fine al lager, nascosto con il paravento di un normalissimo capannone agricolo. Il titolare del laboratorio tessile, un 31enne cinese, in realtà un prestanome, è irreperibile, e per il momento in cella sono finiti i reali conduttori dell’attività, due connazionali, una 51enne e un 52enne. Denunciata a piede libero la figlia 21enne dei due, ritenuta la procacciatrice d’affari dell’azienda, quella che teneva i contatti commerciali.

Il gruppo della task force, ormai collaudato, è arrivato alla maglieria alle porte di Gazoldo dopo una settimana di controlli e monitoraggio costanti.


Un’attività di intelligence che ha consentito di chiarire con esattezza il quadro prima di intervenire. Avevano orchestrato un piano per depistare i controlli, i padroni dell’attività. Nella sede legale ed ufficiale del laboratorio Hu Ding Rong, none del titolare, c’era in realtà solo un piccolo locale, praticamente vuoto, custodito da un uomo, unico non clandestino e assunto regolarmente. Uno specchietto per le allodole per nascondere la reale attività che si svolgeva in un capannone poco distante. Qui i carabinieri di Gazoldo, Castel Goffredo e Piubega, con i colleghi dell’ispettorato del lavoro, la polizia locale di Gazoldo e Rodigo e il personale Inail, Inps e Ats Valpadana, hanno identificato i sei clandestini, per i quali sono già state avviate le procedure di espulsione. I carabinieri dell’ispettorato del lavoro hanno sospeso l’attività imprenditoriale e emesso sanzioni amministrative per 30mila euro a cui andrà sommato il recupero dei contenuti che è in corso di quantificazione.

Lo stabile, i macchinari e la merce, per un valore complessivo di circa 350mila euro, sono stati sottoposti a sequestro preventivo.

Gli accertamenti sono tutt’altro che conclusi: il personale Asl, Inail e Inps sta valutando altri provvedimenti.

I due arrestati ora si trovano in carcere a disposizione del magistrato a cui dovranno rispondere dei reati di trarre ingiusto profitto favorendo la permanenza nel territorio italiano di cittadini stranieri e sfruttamento della manodopera clandestina, sospensione dell’attività imprenditoriale e lavoro nero.


 

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