Fanghi sui campi, nel mirino le puzze

Asola: siamo nei limiti. Castel Goffredo: territorio tutelato. Coldiretti: ok alla regolamentazione. Ambientalisti contrari

ALTO MANTOVANO. La questione del rinnovo della convenzione con la ditta Valli di Lonato da parte della Provincia per lo spandimento di fanghi civili, derivati cioè dalla lavorazione delle acque nere sui campi del mantovano anima il dibattito. Asola e Castel Goffredo sono i comuni con più aree agricole coinvolte, 17 in totale (11 per Asola, record provinciale). Andrea Guidetti, responsabile del tavolo dell'ordine degli agronomi che ha visto partecipare 27 Comuni e, come uditori, Provincia, associazioni di categoria e Arpa, ha portato alla stesura del regolamento adottato anche da Castel Goffredo simile a quello di Asola, afferma: «La Sau (Superficie agricola utilizzabile) della provincia è di 169mila ettari, quindi i 569 ettari sono davvero poca cosa. Ricordiamo che si tratta di un rinnovo di un accordo già in essere e che 17mila tonnellate sono la metà dei fanghi civili prodotti dalla provincia di Mantova. Inoltre, si tratta di fanghi civili (R10), non industriali».

Da Asola il sindaco Favalli e il vicesindaco Grandi ricordano che «il nostro regolamento è restrittivo rispetto alle norme regionali e nazionali, anche se con qualche criticità inerente l’applicazione di sanzioni e la distanza per lo spandimento. Ad oggi ci sono dei certificati da sottoscrivere, viene chiesto alle ditte che cosa spandono sui nostri terreni, vengono fatti esami specifici e soprattutto si verifica se il terreno ha davvero bisogno di questi fanghi, e ogni sei mesi è necessario ripetere i dovuti controlli. Valuteremo l’impatto e se necessario apporteremo delle modifiche. Puntiamo alla verifica di azoto derivante dai liquami sul nostro territorio. Non capiamo perché ad Asola non si è arrivati alla possibilità di non avere spargimenti. Fatti i controlli, incontreremo la Regione per le dovute modifiche». Anche il sindaco di Castel Goffredo Prignaca, ricordando che il nuovo regolamento - quello cioè elaborato dal tavolo degli agronomi - tutela maggiormente il territori con norme e controlli severi, ricorda «che nessuno viene a scaricare in modo abusivo. Ci sono agricoltori che hanno siglato l'accordo con la ditta. Ora c'è una lunga procedura con specifiche analisi richieste sui campi, sui fanghi e sugli orari di spandimento, oltre alla localizzazione del terreno, che è un'ulteriore tutela del territorio e dei campi».


Sempre sul fronte politico, Davide Ploia della minoranza, rilancia la necessità di una «mozione unitaria da far arrivare sui banchi di Roma e di Milano. È chiaro che a livello nazionale e regionale non c'è attenzione per la salute dei cittadini. Noi in consiglio lo avevamo messo in chiaro, ma la nostra mozione è stata bocciata».

Sul fronte di Coldiretti si ricorda che «non ci risulta che vi siano così tante aziende agricole che utilizzano fanghi. I dati inseriti nell’articolo non sono aggiornati». Coldiretti dal canto suo è sempre per il rispetto delle regole in materia ambientale e a favore del provvedimento della Regione che vieta lo spandimento dei fanghi nei terreni a forte impatto zootecnico come quelli dei nostri territori. Riteniamo che privilegiare l’utilizzo di reflui zootecnici ai fanghi di depurazione sia una soluzione corretta e in linea con le esigenze del mondo agricolo e dei suoli».

Sul fronte ambientale, invece, Legambiente di Castiglione è preoccupata per «gli odori, che arriveranno ai nostri nasi e gli alimenti di quei campi nei nostri piatti». Sul tema, interviene anche l'attivista Carmine Piccolo: «I fanghi andrebbero vietati. Dietro a tutto questo c’è un business. I fanghi, sommati a liquami, depuratori che non funzionano, situazioni meteo controverse crea un forte impatto negativo sull’ambiente sono fattori legati anche alla diffusione del batterio che sfocia poi in quello che abbiamo visto essere l’epidemia di legionella e polmonite dello scorso anno».
 

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