Maltempo nei campi, ritardi e cali di prodotto anche per i meloni

La rilevazione di Coldiretti: una primavera segnata da precipitazioni eccezionali

«Anziché derivare acqua per l’irrigazione, stiamo pompando all’impianto idrovoro di Revere per consentire i drenaggi dei terreni». La frase di Ada Giorgi, presidente del Consorzio di bonifica Terre dei Gonzaga, descrive alla perfezione gli effetti dei cambiamenti climatici che stanno colpendo anche il Nord Italia, con l’ultima ondata di maltempo di maggio che aggrava il bilancio dei danni nelle campagne. «È una primavera segnata da precipitazioni eccezionali – rileva Coldiretti – in una fase delicata per l’agricoltura con le semine, le verdure e gli ortaggi in campo e le piante che iniziano a fare i primi frutti». Coldiretti ricorda anche che c’è tempo fino a domani per sottoscrivere le polizze agevolate per le colture a ciclo autunno primaverile e le colture permanenti. Il fieno di primo taglio deve ancora essere raccolto e gli allevatori fanno il conto alla rovescia per potersi approvvigionare e immagazzinare il prodotto per le razioni alimentari degli animali.

Oltre ai problemi legati ai riardi nello sviluppo vegetativo dei cereali e alle difficoltà sugli innesti nei vivai, il maltempo si sta accanendosulla vite. Nell’Alto Mantovano è Corrado Cattani, presidente del Consorzio vini mantovani a lanciare l’allarme. «Stiamo facendo trattamenti contro botrite e peronospera ogni cinque giorni, ravvicinando la cadenza degli interventi – spiega -. Attendiamo il sole, ma siamo consapevoli che un’esplosione di caldo rischia anche di sviluppare, se non contrastata, l’insorgenza di malattie fungine che determinano la perdita di prodotto». Già ora, con il meteo pazzo, «i tecnici prevedono un calo della produzione di uva di almeno il 10% rispetto all’anno scorso». Nel Basso Mantovano, a fare le spese del maltempo, accanto a zucche, fragole e pere, anche meloni e angurie, prodotti tipici del territorio. Mauro Aguzzi, presidente del Consorzio del melone mantovano Igp, parla di «grandi difficoltà per le produzioni in campo aperto, con le piante che in molti appezzamenti mostrano evidenti segni di sofferenza, a causa dell’asfissia delle radici». A complicare il quadro, anche temperature più basse della norma. «In serra la produzione di melone precoce sia liscio che retato è praticamente pronta – prosegue Aguzzi - ma con ritardi di 10 giorni e con produzioni in calo del 20% circa, per l’effetto congiunto di una minore quantità e di una pezzatura inferiore alla media». —


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