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Sentenza cannabis light, l’esperto: «Occasione persa per fare chiarezza»

Davide Calzolari è socio di Hempire, che vende prodotti alla canapa.  «Il divieto non riguarda resine, foglie e fiori privi di efficacia drogante»  

MANTOVA. Per le associazioni agricole un possibile freno a un settore in forte sviluppo. Per le aziende che vendono cannabis light, un migliaio in tutta Italia, un’occasione persa per fare chiarezza. La sentenza della Cassazione che vieta la vendita di olio, resina, inflorescenze e foglie di cannabis sativa salvo che «siano privi di efficacia drogante» non sembra cambiare di molto la situazione: continua a regnare l’incertezza. «Vogliamo tranquillizzare i nostri collaboratori, fornitori e rivenditori. L’attività di produzione e vendita di infiorescenze non è stata in alcun moda vietata o sospesa» commenta Davide Calzolari, 32 anni, laurea magistrale in biotecnologia agraria e socio di Hempire, azienda che vende prodotti a base di canapa all’ingrosso e al dettaglio. Soprattutto terriccio biologico e concimi per l’orticoltura, oltre a cosmetici e tessuti.

«Sebbene le motivazioni della sentenza non siano ancora state rese pubbliche – prosegue – nel documento ufficiale diffuso della Cassazione viene nuovamente ribadito il concetto di “limite drogante”, già in precedenza fissato a 0,5% di Thc, come soglia sotto la quale non si consideri stupefacente il fiore di cannabis. E voglio rassicurare che tutti i fiori prodotti in Italia nell’ultimo anno a marchio Hempire Italia e Moonflower, le due attività che seguo direttamente, rientravano già nel limite dello 0,5%».


I fiori possono essere venduti, però, soltanto a uso ornamentale e non come succedaneo del tabacco. In realtà, chi la compra lo fa quasi sempre per fumarsela. Il cliente tipo? «Il quarantenne che ha fumato in gioventù la canapa e gli piace il vizio ma non gli effetti che provoca, che in questo caso sono nulli». E proprio qui sta la differenza: «Nella cannabis light – spiega Calzolari, che sulla canapa ha fatto pure un dottorato di ricerca -– è diverso il principio attivo. Per legge deve contenere una percentuale di Thc inferiore allo 0,5%, quindi non ha alcun effetto psicotico. E ha parecchio Cbd (cannabidiolo) che ha un effetto miorilassante, antidolorifico, anti psicotico e può essere usato nelle terapie contro nicotina e alcol. La canapa per uso ludico e medico può avere, invece, un valore di Thc dal 10 al 20%. È una polemica soltanto politica».

Una polemica in cui entrano anche gli agricoltori. Coldiretti e Cia temono che questa levata di scudi contro la cannabis light possa frenare la coltivazione di canapa, che in Lombardia è prodotta su oltre 160 ettari, con un aumento del 600% tra il 2014 e il 2018. Si tratta, in prevalenza, di canapa coltivata in maniera estensiva, mirata alla raccolta del seme. Ma altri possibili utilizzi sono per il tessile e le bioplastiche.

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