Protestano i presidi di Mantova: «Noi, stressati e lasciati soli»

Lettera a procura e ministero dopo il suicidio di un dirigente scolastico a Venezia. «Troppe responsabilità, siamo costretti ad essere anche ingegneri e avvocati»

MANTOVA. «Lo stress è altissimo, abbiamo una montagna di responsabilità e nessuno che ci dia una mano». Al contrario, il risiko delle reggenze (21 su un totale di 50 istituti nella provincia di Mantova) moltiplica gli affanni e smaglia la quotidianità dei dirigenti scolastici, costretti a dividersi tra gli impegni. Spremendo dalla propria riserva di energie delle doti al limite dell’ubiquità. Stretti nella morsa di genitori, prof, personale amministrativo e sindacati, i presidi di una volta si sono riscoperti manager loro malgrado, con tutti gli oneri del caso, ma senza una struttura a cui appoggiarsi: l’occasione per affrontare il tema è offerta da un tragico fatto di cronaca, il suicidio di un dirigente scolastico di Venezia che ha scosso la categoria tutta. Lo smarrimento dei colleghi è affidato a una lettera che domani sarà inviata anche a procura e ministero.

Una lettera garbata, che arretra davanti ai «moti interiori, i turbamenti, le difficoltà, i dolori dell’anima» di Vittore Pecchini (questo il suo nome). Una cosa, però, i colleghi sentono di dover dire, e pure forte: «Nell’ultimo periodo Vittore ha dovuto affrontare incredibili difficoltà dovute a contestazioni rispetto alle sue scelte legittime di dirigente scolastico di due istituti per un totale di ben otto scuole, tutte caratterizzate da situazioni di notevole complessità, e oltre 2.800 allievi».


La lettera continua con la denuncia del «carico di rapporti tesi da dover gestire, difficoltà burocratiche, difficoltà di sicurezza che vengono continuamente lasciate sulle spalle dei dirigenti scolastici»: il tutto, nel caso di Pecchini, moltiplicato per gli otto plessi che si è trovato a dover gestire (le reggenze non si possono rifiutare). «È credibile che tutto questo, sommato all’esposizione a cui è stato sottoposto (per l’accorpamento di tre classi in due, ndr), ripetiamo, per scelte legittime, non abbia influito sulla sua scelta drammatica?» si domandano i colleghi. Pretendendo una risposta anche da procura e ministero.

La vicenda interpella pure Mantova perché tra le quasi mille firme se ne contano cinque di dirigenti scolastici della nostra provincia. Una di loro accetta di raccontare, ma senza nome e cognome, per rispetto e pudore. Le parole che aprono l’articolo sono sue.

«Noi siamo in assoluto i dirigenti con più responsabilità – scandisce – se io dirigo il catasto, ad esempio, devo solo preoccuparmi di organizzare gli uffici e poi tanti saluti. Il dirigente scolastico, invece, deve occuparsi di pedagogia, istruzione, organizzazione, sicurezza e diritto. Sì, dobbiamo essere anche ingegneri e avvocati. Noi siamo gli unici datori di lavoro senza mezzi, se vedo una crepa su un muro non posso farci niente, devo scrivere alla Provincia. Ma se casca la scuola in testa a qualcuno, la responsabilità è mia». E sopra al dirigente non c’è nessun altro a cui tirare la giacca. Eccola, la solitudine del manager.
 

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