Destra Secchia, riparte l’iter per le autorizzazioni alle centrali a biometano

Progetti a Sustinente, Magnacavallo e Borgo Mantovano. La Regione sblocca le procedure ferme da sei mesi

MANTOVA. Riparte l’iter di autorizzazione delle tre centrali a biometano da rifiuti proposte nel Destra Secchia. La procedura era bloccata da dicembre scorso in quanto mancavano i regolamenti nazionali. A disincagliare la procedura che si era arenata nelle secche ministeriali è stata la Regione.

Con un decreto del 15 maggio scorso, la direzione generale ambiente e clima del Pirellone ha precisato che, secondo la Lombardia, gli impianti a biometano devono ricadere nelle regole già previste da un decreto del 2018 e che non vi sono quindi ostacoli a procedere negli iter di autorizzazione imponendo quindi alle province di riattivarli.


Come si ricorda, nell’area ristretta del Destra Secchia sono stati proposti tre impianti a biometano, filiera oggi più favorita dagli incentivi statali rispetto ai tradizionali biogas. Uno, progettato da Mantova Ambiente, è previsto nell’area della discarica di Pieve, a Borgo Mantovano, per sfruttare la filiera dei rifiuti provinciali. Gli altri due, entrambi proposti dalla società privata veronese San Marco Bioenergia, sono stati progettati a Magnacavallo e a Sustinente.

Entrambe le amministrazioni, confermate dal voto, si sono dichiarate contrarie agli impianti che trasformano rifiuti verdi e scarti vegetali in metano. Un quarto impianto è già stato autorizzato nel 2017 ed è in costruzione a Revere. Lo stop era nato a fine 2018 dopo che una sentenza del Consiglio di Stato, su un ricorso presentato in Veneto, aveva specificato che solo lo Stato ha il diritto di specificare quando un rifiuto perde la sua caratteristica. Nel caso delle centrali che producono biomentano da rifiuti verdi questo ha significato dover attendere norme emanate dallo Stato. Che nonostante diversi solleciti, non ha però sinora provveduto.

A tagliare la testa al toro ci ha pensato quindi la Regione Lombardia indicando quale riferimento normativo per autorizzare gli impianto il decreto ministeriale 2 marzo 2018 e imponendo quindi alle Provincie di riattivare gli iter che erano stati nel frattempo sospesi e quindi il termine dei 90 giorni per la prima procedura preliminare avviata: quella della verifica di assoggettabilità alla Via (Valutazione d’impatto ambientale). Nel caso di Magnacavallo, partito prima, era già stato indicato come motivo ostativo l’inadeguatezza della rete stradale che, se non modificata, avrebbe comunque comportato la necessità di Via. 

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