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A Mantova per l’inquinamento ci si ammala ancora: l’errore potrebbe essere nei nostri geni

Secondo il nuovo rapporto Sentieri qui il 17% in più di tumori maligni da 0 a 29 anni. L'ipotesi: i veleni dell’industria del passato hanno condizionato il Dna

MANTOVA. Sentieri impervi: sono quelli tracciati dal quinto rapporto dello “Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento”. Sotto la lente dell’Istituto superiore di sanità ci sono sempre i siti d’interesse nazionale, larghi fazzoletti d’Italia imbevuti dai veleni dell’industria ferocemente disinvolta del passato più o meno recente. Compreso il sito “Laghi di Mantova e polo chimico”, che abbraccia anche il Comune di Virgilio (quando venne “ritagliato”, la fusione con Borgoforte non era nemmeno all’orizzonte). L’evidenza, drammatica, è che il rischio di ammalarsi è ancora attuale, nonostante nel frattempo l’industria abbia siglato una tregua con l’ambiente.

L’ipotesi più probabile, ribadita dall’epidemiologo Paolo Ricci, coautore di Sentieri, è che «ci si trovi di fronte a eventi transgenerazionali su base epigenetica». Tradotto brutalmente, l’inquinamento del passato ha condizionato i geni della popolazione esposta ai veleni della chimica, e adesso queste informazioni sbagliate continuano a tramandarsi in una staffetta zoppa tra generazioni. Una volta innescato il guasto, correggerlo è impossibile. Si può solo agire per non aggiungere nuovi pericoli.


Delle malformazioni genetiche, che misurano il rischio direttamente in pancia, si è già detto e scritto: chi viene al mondo nel nostro lembo di pianura ha il 25% di probabilità in più di sviluppare queste malformazioni. In più rispetto a tutta la provincia. E già così il dato è disturbante. Il guaio è che questi errori scritti nel nostro Dna continuerebbero a lavorare anche nelle successive stagioni della vita. Soprattutto in età giovanile, dai 20 ai 29 anni.

I numeri assoluti sono relativamente piccoli, ma la rarità di certi tumori ne fa degli indizi che, combinati con gli altri, orientano verso l’ipotesi epigenetica. «In questo sito si sono registrati 28 casi di tumori maligni nel complesso delle età considerate (0-29 anni, +17%), dei quali tre in età pediatrica e nessuno nel primo anno di vita – si legge nella scheda del rapporto Sentieri dedicata a Mantova – Sono in eccesso i tumori delle cellule germinali, trofoblastici e gonadici tra i giovani adulti e nell’intera classe di età considerate (0-29 anni). Inoltre, dei sei casi di tumori embrionali tra i giovani adulti, 5 sono stati diagnosticati in età 25-29 anni con incidenza tripla rispetto all’atteso». E ancora: «Si rileva un eccesso per tutti i tumori maligni in età giovanile (20-29 anni) basato su 22 casi, dei quali 15 nel solo genere maschile».

L’analisi si riferisce agli anni compresi tra il 2006 e il 2010, ma gli esiti sono confermati anche dai dati più recenti raccolti nel Registro tumori di Mantova. Fuor di tecnicismi, quelli delle cellule germinali, trofoblastici e gonadici sono tumori rari, identificati non per la sede anatomica che aggrediscono (ad esempio il polmone), ma per morfologia e per il comportamento delle cellule. Sono tumori che possono colpire diversi organi. L’eccesso di cui sopra, dai 25 ai 29 anni, è esprimibile con una percentuale del 175%.

Che fare, quindi? «Si raccomanda, oltre al proseguimento degli indifferibili interventi di risanamento ambientale, la conclusione dello studio di coorte di popolazione, in corso di realizzazione da parte dell’Istituto superiore di sanità in collaborazione con l’Osservatorio epidemiologico dell’Ats della Val Padana, che prevede la ricostruzione della storia abitativa dei soggetti che hanno risieduto nei quartieri a ridosso del polo chimico». Coorte larga 23.613 persone e 87 vie nei quartieri di Lunetta, Frassine, Virgiliana e Valletta Valsecchi. Unica nota positiva: l’epidemia dei sarcomi è finita.

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