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Rebus risorse per il trasporto pubblico: giovedì c'è sciopero

Cgil: «Preoccupati per i lavoratori e gli utenti del servizio». Sono 300 i milioni congelati dal governo

Igor Cipollina
2 minuti di lettura

MANTOVA. Sembrava un’operazione di cosmesi finanziaria, un trucco per mettere tranquilla l’Europa, con la certezza che il tempo avrebbe dato ragione all’Italia e rimesso in marcia l’economia. E invece. Con l’aria che tira, i 2 miliardi di euro congelati con l’ultima legge di Bilancio, a garanzia dell’andamento dei conti del 2019, sono destinati a evaporare. Il guaio è che in mezzo ci sono anche 300 milioni del Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale.

Tradotto, per la Lombardia si stima un taglio di 52 milioni, per Mantova e Cremona, allacciate assieme nell’Agenzia di bacino, di un milione (più un altro per il ferro, i treni). In barba anche alle rassicurazioni del presidente della Regione, Attilio Fontana: la verità, denunciata dai Cgil, Cisl e Uil, è che l’assessore Claudia Terzi non ha mai risposto alla richiesta di un tavolo di confronto. Peggio, l’assessore Terzi non ha nemmeno incontrato i presidenti delle sei Agenzie per il trasporto pubblico locale della Lombardia. Con queste premesse, giovedì 13 giugno sarà quindi sciopero regionale e unitario di quattro ore (tre per Apam, dalle 9 alle 12).

Il timore coinvolge sia i lavoratori sia sugli utenti del servizio. «La preoccupazione per il futuro è forte – scandisce il segretario provinciale della Filt Cgil, Enzo Garaboldi – vogliamo garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali e dei contratti aziendali, esigibili attraverso i testi dei bandi di gara. Se il taglio venisse confermato, si tradurrebbe in una riduzione dei chilometri, quindi meno occupazione e meno corse».

«In queste condizioni, a fronte di spese certe e risorse incerte, non è possibile mettere a gara il servizio – osserva Beniamino Morselli, presidente della Provincia, che ha una partecipazione del 28% nell’Agenzia di bacino ed è anche azionista di Apam – Stiamo ragionano sul da farsi insieme alla Provincia di Cremona».

All’orizzonte potrebbe profilarsi un rinvio della gara d’ambito, prevista per Mantova e Cremona nel 2020. Che l’opzione sia alla studio lo conferma anche il direttore dell’Agenzia, Claudio Cerioli: «Ci stiamo ragionando, potrebbe essere un modo per dare tempo alla Regione e al Paese di reperire le risorse che mancano. In questo senso il rinvio potrebbe servire ai nostri territori per riguadagnare un minimo di certezze». Alcune Agenzie hanno già imboccato questa strada.

Conti alla mano, 1 milione di euro in meno (su una dotazione di 35 milioni) si tradurrebbe in un taglio del 5/10%, in aggiunti agli altri già applicati, che costringerebbe l’Agenzia a mettere mano anche servizi molto frequentati. A furia di accorciare la coperta dei finanziamenti, il rischio è di trovarsi a stringere un fazzoletto. Senza più i soldi delle Province, che con la riforma zoppa non hanno risorse da investire, e con il paradosso dell’Iva al 10% sui contratti di servizio: della serie, con un mano lo Stato dà e con l’altra si riprende.

Il paradosso è anche politico, come sottolinea l’assessore comunale Iacopo Rebecchi, confermato nel cda dell’Agenzia di Mantova e Cremona: «Il Movimento 5 Stelle predica bene a proposito di mobilità sostenibile, salvo poi ostacolare il miglioramento del trasporto pubblico. Senza un aiuto da parte dello Stato e delle Regioni è impossibile ragionare di conversione della flotta e aumento della frequenza delle corse. Se il taglio venisse confermato, saremmo costretti a limitarle, le corse, altro che incrementarle». Mentre all’orizzonte del 2020 (ottobre) si profila il blocco permanente dei diesel Euro 4. Cornuti e mazziati. 

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