Pochi assunti, appalti alle coop: maxi-stangata per il macello

Otto lavoratori su dieci non erano dipendenti ma arruolati tramite contratti esterni. La Finanza se ne accorge: un milione di multa e recupero delle agevolazioni fiscali

MANTOVA. Otto persone su dieci lavoravano in modo stabile per il macello, ma senza risultare alle sue dipendenze. Negli anni, qualcosa come 417 persone “assunte” attraverso 19 appalti esterni. Lavoratori occulti, distribuiti su entrambi gli stabilimenti dell’azienda. Un ricorso massiccio alla cosiddetta esternalizzazione che un’azienda della macellazione mantovana (di cui non è stato reso noto il nome) pagherà molto salato. La guardia di finanza le ha affibbiato una maxi-multa per la violazione della legge Biagi che, calcolata sul massimo edittale, arriva a 950mila euro. Di più: il macello dovrà restituire una serie di sconti fiscali (sull’Iva, sull’Irap, sull’Ires) di cui aveva beneficiato proprio utilizzando quelle fatture emesse dalle cooperative che fornivano le prestazioni di lavoro ora giudicate irregolari.

Sette cooperative sorelle. Tutte create con la sola missione di fornire forza lavoro al macello. Spesso con una vita di breve durata, con amministratori irreperibili, con uffici fantasma all’indirizzo a cui risultava essere la sede legale. Tutti elementi che hanno insospettivo le Fiamme Gialle, come il fatto che le cooperative non si occupassero di gestire il personale, lasciando l’incarico direttamente l’azienda. O ancora, che dopo breve vita venissero poste in liquidazione da soggetti stranieri (tutti irreperibili).


Infine, spiegano da corso Garibaldi, la responsabilità d’impresa non ricadeva mai in capo alle coop: dettaglio tecnico, ma sufficiente per fare definire fittizio il rapporto di fornitura d’opera dichiarato e a giudicare illeciti i contratti di lavoro.

L’inchiesta del nucleo di polizia economico-finanziaria nasce a seguito di alcuni controlli: a insospettire i militari il fatto che il volume d’affari dichiarato dal macello fosse troppo elevato in rapporto al numero di dipendenti dichiarato. Da qui i vari sopralluoghi.

A conti fatti, il blitz costerà caro all’azienda. Perché, oltre alla maximulta, c’è l’aspetto fiscale: un’Iva indebitamente detratta per oltre 2,7 milioni; una base imponibile sottratta a tassazione ai fini Irap per circa 6,1 milioni; violazioni a carico delle coop appaltatrici per omessi versamenti di ritenute operate per oltre 178 mila euro. E ancora: omessi versamenti Iva per oltre 215mila euro; omesse dichiarazioni di ricavi ai fini Irse per oltre 8,1 milioni, nonché una base imponibile sottratta a tassazione ai fini Irap pari ad oltre 3 milioni.

E poi c’è l’aspetto previdenziale. Perché non avere sul groppone centinaia di dipendenti (che invece, secondo la Gdf, benché mascherati, erano tali) significava risparmiare un sacco di soldi di contributi, perché per i soci lavoratori delle coop sono previste ritenute assai inferiori che per i lavoratori dipendenti.

Piccola nota a margine: ora, dopo l’intervento della Finanza, i lavoratori interessati potranno ricorrere in sede civile per essere assunti finalmente come dipendenti. —


 

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