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Dalla malattia al trionfo nello sport passando per Padre Pio

La storia di Giuseppe Quaglia, 66 anni, da poco campione italiano di bocce: «Mi davano per spacciato, poi è successo qualcosa che non riesco a spiegare»

Mauro Pinotti
2 minuti di lettura

GONZAGA. Giuseppe Quaglia, 66 anni di Gonzaga, si è aggiudicato il campionato italiano individuale di bocce, categoria C, specialità Raffa, che si è disputato nei giorni scorsi a Bardolino sulla sponda veronese del lago di Garda. Ha accumulato un totale record di 95 punti, tanto che sulla bacheca della bocciofila non c'era più spazio per conteggiarli. Quaglia ha sbaragliato i concorrenti, 64 atleti provenienti da tutta Italia, campioni nei vari comitati provinciali. Ma la sua gara più importante l'ha vinta contro la leucemia grazie ad un trapianto di midollo osseo donato dalla sorella. Ma non è tutto.

Giuseppe, mentre era in convalescenza, è stato colpito da citomegalovirus. I medici gli avevano dato poche speranze, ma la sua fede e la devozione in Padre Pio l'hanno salvato: così lui racconta. La sua storia ha dell'incredibile, ma non si definisce un miracolato: non voleva dare troppa enfasi a questo evento per non passare per un mitomane. Eppure se oggi può raccontare dolori, delusioni ma anche trionfi lui pensa alla sorella e al momento in cui, in ospedale, si è imbattuto in una foto del frate di Pietrelcina. Il 66enne prima di diventare campione italiano di bocce ha praticato altri sport. È stato allenatore della juniores del Campagnola nel reggiano. E a Gonzaga, con mister Davide Pavesi, ha pure vinto un campionato. Innumerevoli le gare vinte quando partecipava alle gare cinofile. Nello sport delle bocce Quaglia ha vinto diversi titoli provinciali e nel 2003, contro il cinque volte campione del mondo Dante D'Alessandro, è arrivato secondo nel campionato italiano a Cremona, sfiorando per un punto, il titolo tricolore.

«Il dramma l'ho vissuto quando anni fa mi hanno diagnosticato un linfoma. Mia sorella mi ha donato il midollo e mi ha salvato la vita. Ma poco dopo sono stato colpito da citomegalovirus. I medici mi avevano dato per spacciato. Un giorno passeggiando per le corsie dell'ospedale, cosa che facevo per passare il tempo, ho visto una foto di Padre Pio. Mi sono sentito strano e qualche tempo dopo, sull'onda di quella sensazione, con l'amico Maurizio Bortesi, sua moglie, io e mia moglie che purtroppo ho perso da poco, sono andato a San Giovanni Rotondo. C'era una fontana e con l'acqua mi sono lavato la faccia. Fuori dalla chiesa ho sentito come un profumo di rose. C'era una signorta accanto a me e le ho chiesto “signora, ma lei non sente un profumo?”. Lei si è girata stranita e mi ha risposto che non sentiva niente. Tornato a casa, qualche giorno dopo, ad una visita di controllo, la malattia era sparita come d'incanto. Non mi considero miracolato per paura di essere preso per pazzo. Ma è tutto vero e gli amici possono testimoniarlo. Non avrei mai immaginato di diventare campione italiano».

Quaglia prosegue: «Sono orgoglioso di rappresentare Mantova. Dello bocce mi affascinano le tecniche di lancio e le tattiche di studio del terreno: bisogna capire il campo e i difetti che ha. È un’attività che mi permette inoltre di incontrare molti amici, con i quali ci sfidiamo con agonismo».

Quaglia è alla sua prima vittoria nazionale ma ha alle spalle un ricco palmares: è stato nove volte campione provinciale e lo scorso anno si è piazzato al terzo posto del campionati italiani a squadre categoria "C".
 

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