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Gli attrezzi del II secolo in partenza per Firenze, andranno agli Uffizi

Il prestito di martelli, scalpelli, un compasso e un’incudine Piccoli: «Sono molto preziosi perché sono tutti databili»

Sabrina Pinardi
1 minuto di lettura

CAVRIANA. Martelli e scalpelli, un compasso, un'incudine. Attrezzi appartenuti a un artigiano che visse sui colli alla fine del secondo secolo. E che sono partiti alla volta di Firenze: dal Museo archeologico dell'Alto Mantovano al Giardino dei Boboli, in virtù di un prestito che la Galleria degli Uffizi ha chiesto alla direzione del museo, che ha sede a Cavriana. I reperti rimarranno esposti fino al 6 ottobre nella mostra "Costruire un capolavoro: la Colonna Traiana", che ripercorre virtualmente il viaggio dei colossali blocchi di marmo che compongono l'opera: dalle cave di Luni furono trasportati fino al Portus Romae percorrendo 200 miglia marine, per poi raggiungere la capitale risalendo il Tevere.

Gli attrezzi, nove pezzi, sono stati trovati, ancora negli anni Settanta, in un edificio annesso alla villa romana di località Primo Maggio, uno dei nove insediamenti scoperti dagli archeologi del museo. «Mi sono chiesto perché i curatori abbiano voluto i nostri pezzi, anche se, in realtà, il nostro museo è molto conosciuto fuori provincia – racconta Adalberto Piccoli, direttore del museo - Ma credo che i nostri reperti siano stati preferiti ad altri perché databili. Sono stati trovati all'interno di quello che poteva essere un ripostiglio: gli utensili erano conservati insieme con tre monete che hanno consentito di risalire all'epoca esatta del loro utilizzo (Antonino Pio, Faustina Senior e Marco Aurelio; II metà del II secolo, ndr)».

Di tutt'altra epoca il sito palafitticolo di Bande, che con gli altri Siti preistorici dell'arco alpino è stato iscritto, nel 2011, nella lista Unesco. I materiali provenienti dagli scavi sono esposti al museo di Cavriana, ospitato in un'ala di Villa Mirra, che quest'anno, tra l'altro, festeggia i suoi primi 50 anni: fu inaugurato il 20 luglio 1969, poche ore prima che Neil Armstrong mettesse piede sulla luna. Allora si trattava di un paio di stanze vicino alla chiesa. Nulla a che vedere con la realtà di oggi: tredici sale e una biblioteca da più di 5mila volumi.

Il sito palafitticolo, nel quale i lavori di scavo, diretti da Piccoli, sono andati avanti dal 1966 al 2005, può essere visitato grazie a una piazzola realizzata con un contributo regionale di 20mila euro concesso al Parco per i siti Unesco. Ci si arriva attraverso una stradina sterrata e grazie a un cannocchiale con una fotocomposizione è possibile capire come doveva essere il laghetto quando il sito è stato abitato, per tutta l'età del Bronzo. Una struttura analoga è attiva già da un paio d'anni a Castellaro.

 

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