Nel Mantovano un agriturismo bio e sostenibile: Vojon tra olio, vini ed energia

L’azienda di Ponti sul Mincio usa solo fonti rinnovabili per riscaldare, rinfrescare e produrre: «Abbiamo scelto di favorire la biodiversità, è antieconomico ma aiuta la natura»

PONTI SUL MINCIO. A dare luce e calore pensano il sole, l’acqua e la terra. Soltanto fonti rinnovabili: questa la scelta del bio-agriturismo Vojon di Ponti sul Mincio. Un’azienda a conduzione familiare in cui, oltre all’ospitalità, Silvana Monastero, il marito Ennio Galazzini e uno dei tre figli, Emanuele, si dedicano alla produzione di vino e olio. Trent’anni fa l’inizio dell’avventura, con l’acquisto della cascina e dei campi.

«Abitavamo a Ponti, in paese - racconta Silvana - e abbiamo deciso di trasferirci qui. Volevamo vivere in campagna, e farlo nel massimo rispetto per la natura. Mio suocero piantò subito 350 ulivi, e in seguito anche vigneti». Dopo una decina d’anni nasce l’agriturismo, e da subito scelgono il biologico. Un biologico senza compromessi, in cui la rinuncia alla chimica è soltanto uno dei tasselli. La parola chiave è biodiversità: «Rive alberate, siepi spontanee, l’alternanza di varietà diverse tra i vigneti sono una scelta antieconomica ma consentono lo sviluppo armonioso della microfauna che ci aiuta nel biologico». A ringraziare sono anche gli animali tornati a popolare questi luoghi: volpi, scoiattoli, l’upupa e il picchio rosso. Motivo per il quale al Vojon è arrivata la segnalazione del Wwf.


Ma ancora non basta: Ennio e Silvana, che insieme mandano avanti anche un’azienda di perforazioni, decidono di ristrutturare gli edifici puntando sulla sostenibilità totale: bioedilizia e produzione di energia con pannelli fotovoltaici e un impianto geotermico progettato da Ennio. Senza il gas, riscaldano e raffrescano 800 metri quadrati di abitazioni, 1.200 metri quadrati di locali produttivi e nove camere per gli ospiti. Il sistema è complesso, tanto che all’inizio hanno faticato a trovare chi realizzasse il lavoro, ma i risultati ripagano gli sforzi: in un anno vengono risparmiate 3,6 tonnellate equivalenti di petrolio e si evita la produzione di 9.500 chili di anidride carbonica.

«Spendiamo circa 6mila euro l’anno per l’energia elettrica - prosegue Silvana -, un’azienda delle stesse dimensioni con impianti tradizionali ne spenderebbe circa 15mila». Con il geotermico, al Vojon climatizzano anche la cantina e i tini di fermentazione del vino, il cuore della produzione: su 12 ettari, tre sono a vigneto, la parte restante è a oliveto (350 piante), alberi da frutto, prato da fieno e bosco, tanto bosco che li separa dalle altre aziende.

Il vino, Ennio e Silvana, hanno cominciato a farlo soltanto per gli amici, ma poi hanno deciso di aprire la cantina. “In carta” bianchi, rossi e rosati iscritti nella doc “Garda”, dotati di grande personalità e, come conseguenza del biologico, ogni anno diversi. E se l’olio, soltanto olio mosto, viene venduto in azienda, per il vino si stanno aprendo diversi canali. «Stiamo cominciando a vendere anche in Germania. Una coppia che ha alloggiato qui importa il nostro vino. Gli ultimi tre bancali sono partiti una settimana fa e stanno aspettando il vino nuovo».
 

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