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Mantova, la denuncia degli operai Belleli: «Sfiorato un altro infortunio»

Attimi di tensione al presidio di protesta per i due colleghi ustionati sul lavoro: bloccata l’auto dell’ad Fedeli che chiama la Digos. Massari (Fiom): ci aspettiamo che sindaco e istituzioni prendano posizione

MANTOVA. La fortuna non è un dispositivo di sicurezza: il cartello appeso dagli operai ai cancelli della Belleli era lì a raccontare tutta la loro rabbia per quella fiammata che ha ustionato due colleghi meno di una settimana fa. Per chiedere all’azienda «fatti e non solo parole». Circa un centinaio di lavoratori ha partecipato ieri mattina al presidio in via Taliercio organizzato da Rsu e Fiom Cgil a sostegno dello sciopero di due ore a fine turno, il secondo proclamato dopo l’infortunio di lunedì sera. Presenti anche delegazioni di altre fabbriche metalmeccaniche mantovane come Marcegaglia, Bondioli e Pavesi, Zanotti, oltre al segretario Fiom Marco Massari, al segretario della Cgil Daniele Soffiati e Mauro Mantovanelli della segreteria del sindacato.

«Ribadiamo – ha dichiarato Massari – le gravi responsabilità dell’azienda nel non formare adeguatamente sulle procedure di sicurezza, visto che sostengono che è una priorità ci aspettiamo che dalle parole si passi ai fatti visto che i fatti per ora li contraddicono. Ci aspettiamo anche un segnale dalle istituzioni e dal sindaco: non è arrivato per il contratto integrativo, auspichiamo che arrivi ora che si tratta della vita di un ragazzo. E ci aspettiamo che Ats vada a fondo sulle responsabilità e proceda con sanzioni adeguate».


«Il tema della sicurezza – ha ribadito Soffiati – è assolutamente prioritario. La Cgil ha deciso di creare un dipartimento ad hoc per rafforzare le nostre rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza e renderle più consapevoli di fronte alle mancanze in azienda. In Belleli abbiamo più volte segnalato le nostre preoccupazioni ed è successo questo». Intanto la Fiom denuncia il caso di un reparto lasciato senza sorveglianza e di un mancato infortunio proprio ieri mattina quando «due colleghi hanno rischiato la vita eseguendo un’operazione delicata».

Attimi di tensione si sono registrati quando ai cancelli si è presentato in auto l’amministratore delegato Paolo Fedeli che, trovandosi l’ingresso sbarrato, ha chiesto l’intervento della Digos.

Questione di minuti che lo stesso manager non ha voluto commentare, come non ha voluto replicare alle rivendicazioni dei lavoratori: «Dico solo che su questo tema non si possono fare strumentalizzazioni per altri tipi di rivendicazione».
 

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