Oncologia a Mantova, il primario nega le accuse: tutto rinviato al 31 ottobre

In aula il primario di Oncologia del Poma nega tutto. Cerca di allontanare ogni ombra sul suo operato in reparto Maurizio Cantore, accusato con altri quattro medici di omicidio colposo per procedure diagnostiche e terapeutiche errate, falso in atto pubblico e violazione della privacy dei pazienti. Nella prossima udienza il giudice si esprimerà sul rinvio a giudizio di 4 medici.  Il quinto, un’ematologa, dopo l’interrogatorio ha chiesto il rito abbreviato

MANTOVA. Nega tutto. Ha cercato di allontanare ogni ombra sul suo operato in reparto Maurizio Cantore, il 62enne primario dell’Oncologia del Poma accusato con altri quattro medici di omicidio colposo per procedure diagnostiche e terapeutiche errate, falso in atto pubblico e violazione della privacy dei pazienti. Nell’udienza preliminare davanti al giudice Gilberto Casari, Cantore e Roberta Gaiardoni, 44 anni, si sono sottoposti all’interrogatorio: l’ematologa ha chiesto il giudizio abbreviato per cui tornerà davanti al giudice il prossimo 19 novembre. Invece per Cantore e gli altri tre medici, Roberto Barbieri, 53 anni di Parma, Carla Rabbi, 61 anni, Maria Donatella Zamagni, 64 anni, entrambe di Mantova, Casari ha rinviato l’udienza al 31 ottobre. In quella data, dopo la discussione, il giudice si esprimerà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Carmela Sabatelli e appoggiata dalle parti civili.

L’indagine era nata a fine 2015 dall’esposto di due oncologhe, Francesca Adami e Beatrice Pisanelli, in un primo tempo allontanate dal reparto (e poi reintegrate) perché non d’accordo con il primario sul tipo di terapie adottate su parte dei pazienti.


A suscitare la protesta dei due medici l’utilizzo intensivo di pratiche chemioterapiche cosiddette locoregionali con la somministrazione di farmaci antineoplastici ad alte dosi in specifiche aree anatomiche anziché quello di farmaci mirati di ultima generazione. Di qui la necessità, da parte della Procura, di analizzare le cartelle cliniche di tre anni dal febbraio 2014, quando si insediò Cantore, al febbraio 2017.

Sono stati esaminati i documenti di 31 pazienti deceduti e di altri che avrebbero subito conseguenze serie. In seguito, di questi 31, ben 28 sono state posti fuori dall’attenzione della Procura: archiviati dopo gli esiti presentati dalle decine di periti incaricati di studiare il procedimento. Ai due decessi, se n’è aggiunto un terzo, recente: una donna di 53 anni di Castel d’Ario, ricoverata al Poma il 19 novembre 2014 e morta per carcinoma mammario.

Tra i capi d’imputazione quello inerente alla morte di una paziente a cui era stato diagnosticato un tumore al pancreas. La procura indirizza al vice primario Barbieri l’accusa di avere «contribuito a cagionare il decesso per negligenza, imprudenza e imperizia nel trattamento diagnostico-terapeutico»; e al primario Cantore di aver omesso «la dovuta vigilanza sulle decisioni» del suo vice, che avrebbe somministrato dei farmaci chemioterapici non adatti, visto che la paziente presentava un’anomalia del ritmo cardiaco che ne sconsigliava l’uso. Errato inquadramento terapeutico anche per un altro paziente ricoverato per carcinoma polmonare e morto cinque mesi dopo.

Cantore infine deve rispondere di violazione del codice della privacy: secondo la Procura, per offrire «una rappresentazione volutamente distorta del reparto... quale luogo di svago e gioioso», avrebbe pubblicato sul proprio profilo Facebook le foto di alcuni pazienti.


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi