Ricorre per 168 euro di multa: ne pagherà diecimila

La disavventura di un mantovano multato a Verona. Dopo la contravvenzione per eccesso di velocità, ha intentato e perso la causa e deve pagare per rifondere le spese processuali

MANTOVA. “Pèso el tacòn del buso”. Il rimedio è peggiore del danno, avrà pensato l’automobilista mantovano che, multato con una contravvenzione per eccesso di velocità di 168 euro, dopo avere intentato e perso la causa si vede ora costretto a sborsarne diecimila, la maggior parte dovuta per rifondere le spese processuali.

La vicenda è capitata a Verona. L’automobilista dichiarò di non avere visto il segnale che indicava la limitazione della velocità preavvertendo della presenza del misuratore elettronico. Come rilevò il consulente del tribunale, l’ombra era proprio quella del cartello che avvisava gli automobilisti della presenza dell’autovelox. Ma l’automobilista ha deciso in ogni caso di chiamare in causa la Prefettura e il Comune scaligero sostenendo che il verbale fosse falso. La vicenda si è protratta a lungo e ha visto il suo epilogo davanti ai giudici della seconda sezione civile del tribunale di Verona. Dopo aver dichiarato il «difetto di interesse ad agire» i magistrati lo hanno condannato a rifondere le spese al Comune (7.254 euro) e le spese per il consulente tecnico d'ufficio (altri 1.066 euro), somme alle quali si aggiunge il rimborso delle spese generali in misura del 15 per cento. Il tutto per un totale di diecimila euro. 
 

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