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Frode fiscale e fatture false, nei guai una società mantovana

Indagine della Guardia di Finanza di Padova in 38 province in tutta Italia. Più di duecento le società coinvolte per una truffa di 45 milioni di euro

Giancarlo Oliani
1 minuto di lettura

MANTOVA. La Guardia di Finanza di Padova ha scoperto, dopo un’indagine durata due anni, un’associazione a delinquere, composta da una serie di amministratori e dal consulente di un network di società padovane, finalizzata a ottenere agevolazioni fiscali a fronte di investimenti in ricerca scientifica.

Una grossa frode fiscale che, secondo i primi accertamenti si aggira sui 45 milioni di euro. La truffa sarebbe stata perpetrata anche attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, al fine di beneficiare dei crediti d’imposta.

Oltre duecento gli indagati, e tra questi il titolare della Unika spa che ha sede legale a Bagnolo San Vito.

Abbiamo cercato di contattare l’azienda ma senza risultato.

Oltre duecento gli indagati, in 38 province diverse, in qualità di amministratori, rappresentanti legali e consulenti di altrettante società protagoniste della frode o beneficianti dei crediti d’imposta non spettanti.

Secondo le Fiamme Gialle patavine la società mantovana rientrerebbe proprio in questo caso.

L’azienda capofila, con sede a Padova, qualificata come “organismo di ricerca” autorizzato alle certificazioni, avrebbe emesso nei confronti della società mantovana fatture false che avrebbero consentito, a quest’ultima, di beneficiare di un credito d’imposta non spettante.

L’inchiesta però non si è conclusa. Le Fiamme Gialle di Padova, con l’aiuto del reparto mantovano, dovranno prendere in esame altra documentazione.

Le numerose prove raccolte nel corso delle indagini di polizia giudiziaria e nelle fasi iniziali delle verifiche fiscali effettuate dal settore Contrasto Illeciti della Divisione Contribuenti dell’Agenzia delle Entrate, hanno consentito di accertare le responsabilità della società capogruppo, su cui pesa l’accusa di associazione a delinquere, spendendo la propria qualifica di “Organismo di ricerca” accreditato, ha fatto ottenere ai propri committenti - compresa la società di Bagnolo - attraverso la falsa fatturazione di servizi di ricerca e sviluppo, il diritto di vantare nei confronti dell’Erario, crediti di imposta non spettanti, in alcuni casi oggetto di compensazione con altri tributi, per un importo attualmente stimato in oltre 45 milioni di euro.

Gli indagati, come già accennato, sono oltre duecento e risiedono in 38 province italiane: da Napoli a Bergamo, Salerno, Roma, Rovigo, Prato, Reggio Emilia, Verona e Vicenza.

E ancora Udine, Pordenone, Alessandria, Ancona, Arezzo. Bari e Belluno, Macerate e Milano. Un’organizzazione dunque molto ramificata su tutto il territorio . 


 

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