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Industria, i timori della Fiom di Mantova: «Crisi aziendali dopo le ferie»

I metalmeccanici della Cgil: «Diverse imprese prevedono cali di commesse»  Il segretario Massari: «Sempre più difficile stabilizzare i lavoratori precari»

MANTOVA. «Si rischia un autunno molto caldo per l’industria manifatturiera in provincia di Mantova. Ci sono segnali che non fanno presagire nulla di buono e con la fine del periodo estivo e delle ferie potrebbero materializzarsi alcune crisi aziendali». A dirlo è il segretario provinciale della Fiom Cgil, Marco Massari. «Non voglio creare allarmismi e per questo non faccio nomi, ma già nell'ultimo trimestre del 2018 si sono registrate contrazioni della produzione in molte aziende – argomenta – a dimostrazione che le cose non stanno andando bene, c’è il fatto che per il 2019 alcune aziende hanno stilato dei budget previsionali piuttosto prudenziali. Gran parte di queste realtà produttive sta aggiustando al ribasso i budget trimestrali stilati in base alle commesse e alla produzione prevista. Inoltre, diverse aziende del settore di cui mi occupo, stanno ricominciando ad attingere agli ammortizzatori sociali, dopo un periodo in cui questo strumento era stato utilizzato molto poco».

E aggiunge: «Questi segnali spaventano. Ad agosto molte produzioni si fermano, poi i nodi, però, vengono al pettine quando si riparte e non di rado capita che i lavoratori si trovino i cancelli chiusi al rientro dalle ferie. Spero non sia così, ma i timori che possa capitare, ci sono».


I dati contenuti nel rapporto economico provinciale 2018 della Camera di Commercio parlano di trend positivo per la produzione dell’industria manifatturiera «anche se meno convincente rispetto al 2017 con risultati poco brillanti e tendenti al rallentamento».

La produzione industriale nel Mantovano si è progressivamente contratta nel 2018 passando da un +2,8% dei primi mesi a un +1,1% di fine anno.

«A Mantova – prosegue Massari – siamo ancora più a rischio in un panorama di rallentamento economico nazionale, perché qui si investe poco in tecnologia e ci sono pochi segnali della cosiddetta industria 4.0 e scarsa formazione connessa alle nuove tecnologie. I metalmeccanici sono l'unica categoria lavorativa che, nel contratto nazionale, ha inserito il diritto soggettivo alla formazione. Nel rinnovo del prossimo contratto bisognerà rendere questo obbligo ancora più cogente».

In un quadro simile, sostiene la Fiom Cgil, diventa ancora più complicato stabilizzare i precari. «Il nuovo decreto dignità - afferma Massari – rende più difficile la stabilizzazione dei precari ed è quindi prevedibile un rallentamento dell'occupazione stabile».

Massari fa il punto su due aziende in particolare: Belleli e Marcegaglia. «La Belleli non sarà investita dalla crisi – prevede – considerando anche quanto dichiarato dai vertici in termini di commesse ottenute, con ordini fino a luglio 2020. Per questo motivo non capiamo come mai l'azienda si ostini a non voler rinnovare il contratto di secondo livello, scaduto da 8 anni. Non capiamo come mai non accetti la sfida di un premio legato agli obiettivi. Altre aziende che hanno situazioni con meno certezze, come la Marcegaglia ma anche la Zanotti e la Bondioli e Pavesi,si sono sedute al tavolo per rinnovare i contratti». Caldo in Belleli è il tema sicurezza, alla luce di quanto accaduto l’8 luglio quando un operaio si è gravemente ustionato. Marcegaglia si trova invece di fronte a un cambiamento della tipologia di produzione: «Non siamo di fronte a una crisi, ma l'azienda ha fatto capire che nel 2019 ci sarà un blocco del turnover, ossia non sono previste nuove assunzioni nemmeno per sostituire chi va in pensione». —

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