Mantova, sequestrato capannone di rifiuti tessili

L’immobile a Stradella era riferibile a uno dei sei arrestati ed era stato riempito abusivamente. Indagini internazionali

SAN GIORGIO BIGARELLO. Capannoni utilizzati come discariche abusive. Un giro milionario per smaltire in modo illecito gli scarti delle manifatture cinesi che dal distretto di Prato, in Toscana, finivano in mezza Italia, ma anche in Africa. Ed uno degli immobili posti sotto sequestro con un provvedimento del Tribunale di Firenze è in provincia di Mantova, a Stradella.

L’indagine è stata condotta dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Firenze e ha portato all’esecuzione di sei ordinanze di misura cautelare, perquisizioni e sequestri tra le province di Prato, Pistoia, Bologna, Reggio Emilia, Rovigo e nella nostra provincia.



L’operazione «Prato Waste» è scattata ieri all’alba. Coordinata dal Procuratore Capo della Repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo, dal sostituto Procuratore della Direzione distrettuale antimafia Leopoldo De Gregorio e condotta da personale della Polizia Municipale di Prato insieme alla Polizia Provinciale. I reati contestati riguardano l’attività organizzata volta al traffico illecito di rifiuti anche verso l’estero, in particolare il Sudafrica, realizzati anche facendo uso di provvedimenti emessi dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali e di autorizzazioni di impianti di destinazione alterati «ad hoc» a seconda delle esigenze.

L’ordinanza di misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Firenze, Federico Zampaoli, su richiesta della direzione distrettuale antimafia ha colpito quattro imprenditori di nazionalità italiana e due di nazionalità cinese. Nel procedimento risultano indagati anche altri 10 soggetti titolari di plurime ditte «anche fittizie» sia di origine italiana che cinese.

Il meccanismo individuato nel corso dell'indagine, secondo l'accusa era costituito da ditte fittizie di smaltimento rifiuti, che non erano in possesso di regolari autorizzazioni, non possedevano i mezzi adeguati e non avevano in molti casi neppure una sede fisica. Ditte fantasma che prelevavano gli scarti raccogliendoli da ditte di produzione tessile cinese e li smaltivano abusivamente con diverse modalità. Il più semplice era l’utilizzo dei cassonetti stradali, che nottetempo venivano riempiti. Ma la parte del leone lo facevano molti luoghi di illecito stoccaggio in varie regioni del territorio italiano. Capannoni presi in affitto che, all’insaputa dei proprietari, venivano riempiti con gli scarti tessili. Quello nel mantovano era nella disponibilità di uno degli arrestati, Gianluca Vendrasco, nato ad Asolo, nel Trevigiano nel 1978 e residente a Bologna. Questi avrebbe operato per mezzo di diverse ditte (18 quelle delle quali risulta titolare di carica e 12 con il ruolo di rappresentante)per creare una rete di smaltimento abusivo dei rifiuti prodotti nel comparto tessile pratese.

L’inchiesta era partita nel 2018 su iniziativa della Polizia Municipale di Prato diretta dal comandate Andrea Pasquinelli. Grazie alla collaborazione di personale dell’Agenzia delle Dogane di Livorno e della Polizia Locale (Provinciale) della Città Metropolitana di Cagliari, ha consentito di porre fine ad una vera e propria attività organizzata volta al traffico illecito di rifiuti sul territorio italiano ed all’esportazione di parte degli stessi a Durban, in Sudafrica. 


 

Video del giorno

Assemblea alla Canottieri Mincio: c'è il quorum, il circolo verso la salvezza

La guida allo shopping del Gruppo Gedi