Castiglionese scampata alla sparatoria in Texas

Melissa Melpignano era a El Paso nel momento della strage in cui hanno perso la vita 21 persone.

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. Melissa Melpignano, castiglionese dal 2013 negli Usa per motivi di studio e di lavoro, ha visto da vicino la strage di El Paso, città del Texas al confine col Messico, dove 21 persone sono state uccise e 25 sono state ferite.

Melpignano, che da un mese si è trasferita da Los Angeles proprio a El Paso per insegnare nell'università della città, era già stata testimone della sparatoria all’Università di Los Angeles, durante la quale era rimasta barricata all'interno dell'aula con i suoi studenti. «Sabato mattina, ero a fare la spesa con un'amica in un centro commerciale vicino alla sede della strage, quando riceviamo un sms d'emergenza su una sparatoria in corso - racconta la castiglionese - Veniamo invitate dalle autorità ad andare a casa, fuori ci sono gli elicotteri. Si parlava di un morto e molti feriti, ma come sapremo poi, il numero sarà ben più tragico».

La Melpignano, che da anni vive negli States e conosce la realtà, non tarda a formulare la sua ipotesi: «Il mio primo pensiero è: senz’altro si tratta di un suprematista bianco che vuole ammazzare i messicani. L'unica cosa che si poteva fare per sostenere la comunità era portare acqua a chi era in coda per donare sangue o a chi era in coda davanti alle scuole adibite a centro di accoglienza per le famiglie che cercavano amici e parenti che non rispondevano a messaggi e chiamate. La cosa più terribile? Domenica mattina, la Ice (Immigration and custom enforcement), la polizia che cerca i messicani senza documenti e lavoro negli Stati Uniti, si è presentata per una retata in queste scuole per cercare clandestini. Allucinante. Si dice che alcuni feriti della sparatoria abbiano rifiutato le cure mediche perché avevano paura della polizia o perché non avevano un'assicurazione medica decente».

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