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Un anno dopo la tragedia di Castel d'Ario pronta la relazione sul crollo del girevole

Entro il mese il deposito da parte del consulente. Per la morte del 14enne restano sei indagati fra i quali il sindaco

Francesco Romani
1 minuto di lettura

CASTEL D'ARIO Un anno fa la tragica morte di Matteo Pedrazzoli, 14 anni, schiacciato sotto il peso di una pesante panchina girevole usata come elemento di arredo artistico del giardino pubblico davanti al Castello. Era l’11 agosto del 2018. La giustizia è stata subito avviata con l’emissione di sei avvisi di garanzia ed ora, entro il mese salvo rinvii dell'ultima ora, vi sarà il deposito della perizia che il sostituto procuratore Silvia Bertuzzi ha ordinato ad un consulente tecnico d’ufficio (Ctu), l’ingegner Luigi Cipriani di Verona. Sarà lui che, con il deposito del suo studio, dovrà chiarire al magistrato i dubbi emersi in questa vicenda.. In primo luogo se la progettazione curata dall’architetto Elena Bellini della pesante infrastruttura, 8 quintali di acciaio Corten che ruotavano su un perno cavo tubolare di 5 millimetri di spessore, sia stata adeguata. E se non c’è effettivamente un difetto di progettazione, può essercene stato uno in fase di costruzione di realizzazione sullo sfondo della tragedia che ha gettato il lutto su una famiglia e un’intera comunità? Costruzione ed installazione si devono a tre imprenditori roveretani oggi indagati: Luca Bronzini, Cristian e Loris Manfredi. Le carte che il perito ha esaminato e le prove sul campo che sono state eseguite potrebbero dare entro il mese una prima risposta attraverso la valutazione dei materiali, della portata, della resistenza al peso.

Da subito è stato detto che i ragazzini della compagnia di Matteo, giocando ad aggrapparsi sulla struttura, le avrebbero fatto superare i limiti strutturali, causando l’improvviso cedimento. Difficile, invece, ipotizzare un difetto di manutenzione, visto che il nuovo parco con le sue strutture era stato inaugurato da due mesi.

In ogni caso il deposito della relazione commissionata dalla Procura costituirà i primo punto fermo dell’inchiesta aperta un anno fa ponendo le basi per i successivi provvedimenti. Che per i sei indagati, fra i quali anche il sindaco Daniela Castro ed il responsabile dell’ufficio tecnico Marzio Furini potranno andare dall’archiviazione alla richiesta di avviare un processo. 

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