Per gli scout mantovani l’elogio delle istituzioni dopo gli insulti sul web

Le vacanze solidali con la Caritas di Saluzzo, per aiutare i migranti nei campi, avevano scatenato gli odiatori da tastiera

MANTOVA. Per alcuni sono eroi, per altri solo bersagli di insulti beceri. È l’estate a due facce del gruppo Scout Mantova dieci della parrocchia di San Pio X, il cui clan, i ragazzi più grandi, quelli dai 17 ai 21 anni, ha aderito, dal 5 all’11 agosto, al progetto di vacanze solidali proposto dalla Caritas di Saluzzo, in Piemonte, per aiutare i migranti che lavorano nei campi.

Accompagnati dai capi scout Fabio Milani e Elisa Zanetti e con l’assistenza di don Simone Zacchi, per una settimana hanno partecipato ai campi di volontariato tra gli stranieri, soprattutto africani, che vengono in cerca di un lavoro stagionale in Italia. La Caritas di Saluzzo li accoglie ormai da dieci anni e offre ai ragazzi italiani l’opportunità di venire a contatto con nuove culture e di mettersi al servizio di chi ha bisogno.

Su Facebook, assieme ai colleghi di Conegliano, in un delirio di sovranismo i mantovani sono stati accusati dai soliti odiatori da tastiera di pensare solo agli stranieri e non agli italiani. Alla fine hanno avuto ragione gli scout mantovani che sulla rete, per la loro opera, si sono presi gli elogi del sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni che ha invitato chi li aveva insultati a chiedere scusa. Addirittura, il sindaco di Mantova Mattia Palazzi si è detto «fiero» dell’impegno sociale degli scout mantovani.

E loro, i protagonisti involontari della vicenda, cosa dicono? «Lo hanno saputo solo quando sono tornati a casa e hanno letto i giornali e guardato i social - dice Lorenza Brusini, uno dei capi scout - Durante la loro permanenza non era successo assolutamente niente. Come hanno reagito? Direi bene. Erano partiti per fare un’esperienza e hanno fatto quanto dovevano. Sono a posto con la loro coscienza».

E agli elogi a posteriori, cosa rispondono? «Fa piacere che si riconosca che gli scout sono impegnati da sempre in tutte le realtà di servizio; per esempio, noi ci occupiamo anche di anziani perché ci teniamo molto ad aiutare l’altro. A noi piace fare il bene, se è riconosciuto allora bene, se no sappiamo di aver fatto il nostro per rendere il mondo migliore di come l’abbiamo trovato». Che esperienza è stata quella di Saluzzo? «I nostri ragazzi hanno collaborato con la Caritas nella attività di accoglienza dei migranti che va avanti da dieci anni. È stata una scelta precisa dei nostri giovani quella di andare là, hanno voluto conoscere quella realtà per formarsi un punto di vista proprio sulla vicenda».

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