Cala il numero dei bambini: è allarme per le scuole del Destra Secchia

Sindaci della zona riuniti per esaminare le possibili contromisure. Fra le ipotesi la spartizione dei plessi, medie ed elementari, in comuni vicini

DESTRA SECCHIA. Molte scuole sono a rischio, i numeri sono impietosi e i sindaci si mobilitano per una proposta di territorio. Il futuro delle scuole nei Comuni del Destra Secchia è compromesso, molte realtà contano meno di 2mila abitanti e i numeri dei bambini non sono sufficienti, oggi, a garantire la formazione delle classi nei prossimi anni. Questo significa che nel breve periodo alcune scuole nei piccoli centri potrebbero chiudere, i sindaci dell'area si stanno muovendo per gestire la situazione direttamente e garantire il miglior servizio possibile per i cittadini. La Regione ha parlato chiaro, a partire dall'anno scolastico 2020- 2021 non ci saranno più deroghe, una classe deve essere costituita da minimo 15 bambini, mentre le pluriclassi devono avere minimo 15 alunni e massimo 18. Numeri difficili da raggiungere per molti Comuni della zona.

Se si escludono Poggio Rusco, Ostiglia, Quistello e Sermide, che contano oltre 5mila abitanti, gli altri non possono stare tranquilli per il futuro. Anche Borgo Mantovano conta più di 5mila abitanti, ma divisi su tre centri abitati dotati di scuole, i numeri di Revere sono buoni e anche quelli di Villa Poma, non vale lo stesso per Pieve di Coriano. In termini generali sono importanti le proiezioni. Se ad esempio un anno non viene raggiunto il minimo, ma per gli anni futuri ci sono i numeri per fare la classe, il rischio è scongiurato. Ma nei paesi del Destra Secchia il trend è per lo più nettamente negativo. I sindaci si sono riuniti con i dirigenti degli istituti comprensivi a San Giovanni del Dosso per discutere con una delegazione di Anci Lombardia in merito gestione della situazione scuole di ogni ordine e grado nella zona.

Anci, rappresentata da Pierfranco Maffè e Gianpiera Vismara, si è incaricata di farsi portavoce della proposta che stileranno gli amministratori con la Regione. “Una proposta di territorio”, hanno detto i sindaci che mira a gestire direttamente la situazione dal basso, con accordi tra i comuni, per garantire il miglior servizio possibile. Questo potrebbe significare in concreto convenzioni e intese fra piccoli comuni vicini che non raggiungono i numeri per far partire le classi.

Una possibilità potrebbe essere di tenere aperte le elementari in uno dei due Comuni e le medie nell'altro, il tutto sostenuto da una serie di servizi collaterali, quali il trasporto. Si pensa anche a soluzioni per le strutture che rimarranno libere, una possibilità potrebbe essere cercare di avviare indirizzi di scuole superiori professionali, considerando che i numeri dei ragazzi delle scuole superiori sono più favorevoli. L'intesa raggiunta è quella di aprire un tavolo fra tutti i sindaci e gli istituti comprensivi per arrivare a una proposta operativa di territorio.

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