La produzione cala in tutti i settori: «Ci attende un autunno caldo»

L’analisi di Mantovanelli, della segreteria provinciale della Cgil.  Arriva una nuova ondata di difficoltà per le industrie mantovane 

MANTOVA. Il prossimo 11 settembre la Cgil riunirà il direttivo per discutere di un quadro economico che Mauro Mantovanelli, che in segreteria Cgil ha le deleghe (fra le altre) alla contrattazione e al mercato del lavoro, in questa intervista alla Gazzetta definisce «preoccupante» per l’industria di tutta la provincia, con punte di crisi soprattutto nell’area di Castel Goffredo. Mantovanelli parla perfino di un autunno caldo in arrivo, e non si riferisce al cinquantesimo anniversario di quello del 1969.

Mantovanelli, perché il direttivo sul quadro produttivo?


«Abbiamo deciso come segreteria di dedicare un direttivo alla situazione economica, produttiva, contrattuale e occupazionale di tutti i comparti. Un direttivo che nella sua discussione ci consegnerà il quadro della situazione e le prospettive dei vari settori alla ripresa dell'attività lavorativa del nostro territorio. Si tratterà di un momento per socializzare tra di noi e discutere di temi importanti che ognuno gestisce nella propria categoria, ma che hanno molti fili conduttori che si intrecciano con la situazione generale del Paese».

Qual è la vostra principale preoccupazione?

«Abbiamo più di una preoccupazione. Il Paese è fermo, come dimostrano i dati del secondo trimestre del 2019: l'Italia è a crescita zero. Lo rivela Istat nella stima sulla variazione del Pil. Il prodotto interno lordo non cresce sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Per l'Istituto di statistica continua cosi la fase di stagnazione, visto che per il quinto trimestre consecutivo la variazione congiunturale si attesta intorno alla zero».

Può entrare nel dettaglio?

«È emblematica la situazione della Lombardia. Per la prima volta dal 2013 la produzione rallenta e nel secondo trimestre del 2019 il dato è negativo con un preoccupante -0,9. All'interno di questo dato regionale, la produzione industriale della provincia registra la seconda peggior situazione lombarda con un -3%. Peggio solo Lecco con il -4,6%».

Ci sono settori più in difficoltà di altri?

«In Lombardia arretrano 7 comparti su 13, la contrazione maggiore si registra nell'abbigliamento con un -9,7% : questa è l’area dove si registra il più alto tasso di cassintegrati. Il distretto di Castel Goffredo segna un drammatico -17% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e al momento è la situazione più critica. Da tempo segnaliamo questa situazione sempre più grave. Serve urgentemente una strategia di distretto, o il calo di produzione e la perdita di posti di lavoro, già pesantissima, saranno inarrestabili. E anche in altri settori stanno andando in difficoltà».

Cosa rischia la struttura economico-produttiva mantovana?

«Glielo dico subito: rischia un autunno molto caldo per l’industria. Ci sono segnali che non fanno presagire nulla di buono, e con la fine del periodo estivo potrebbero materializzarsi alcune crisi aziendali. I primi segnali erano visibili già nell'ultimo trimestre del 2018, quando si sono registrate contrazioni della produzione in molte aziende. A dimostrazione che le cose non stanno andando bene, c’è il fatto che per il 2019 alcune aziende hanno stilato dei budget previsionali piuttosto prudenziali. Inoltre, diverse aziende stanno ricominciando ad attingere agli ammortizzatori sociali, dopo un periodo in cui questo strumento era stato utilizzato molto poco. Il calo della produzione nel nostro territorio è tre volte più importante rispetto al dato già preoccupante della Lombardia».

Il lavoro rischia, insomma, soprattutto laddove è precario.

«Certo. Diventa ancora più complicato stabilizzare i precari, e questo fa prevedere anche un forte rallentamento dell'occupazione stabile. In un’economia mondiale stremata dalla guerra dei dazi fra Usa e Cina è l'Europa, esposta com'è all'export, a rischiare di più. Lo sanno bene a Berlino, dove i dati del secondo trimestre indicano un tonfo della produzione industriale (-1,5 %) che certifica una recessione del manifatturiero. Gli economisti tedeschi delineano dati devastanti che sottintendono una caduta del Pil che rischia di avere un trascinamento anche sulla seconda parte dell'anno per la manifattura italiana, che ha nella Germania un partner commerciale di primissimo piano anche per moltissime aziende Mantovane».

Mantovanelli, lei delinea un autunno caldo che si innesta in una situazione già critica, anche sul fronte politico.

«Ad oggi le crisi aperte al ministero dello sviluppo economico sono 160 con 300mila posti di lavoro a rischio. In questa situazione aprire questa crisi politica è stato un atto di irresponsabilità del governo».

Qual è la vostra propossta per superare la crisi?

«Alla vigilia di un'importante legge di stabilità i sindacati hanno proposto, e continueranno a farlo, un piano straordinario di investimenti pubblici in infrastrutture, reti, manutenzione del territorio; una riforma fiscale fondata sul principio di progressività che riduca le tasse al lavoro dipendente e ai pensionati; una vera lotta all'evasione fiscale e al lavoro ner; il rinnovo dei contratti nazionali pubblici e privati e il riconoscimento del loro valore erga omnes con la detassazione degli aumenti e il superamento dei contratti pirata; una nuova politica industriale che indirizzi i processi di innovazione e di crescita delle imprese, garantisca il diritto permanente alla formazione e metta al centro la salute e la sicurezza; una vera riforma delle pensioni. —




 

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