Contenuto riservato agli abbonati

Nei guai l’ex patron dell’Acm per il crac del gruppo Sicurint

La procura di Verona chiede il rinvio a giudizio per Michele Lodi e altri quindici. L’accusa è di associazione a delinquere. E c’è un’inchiesta bis per la bancarotta

MANTOVA. La prima intervista con la Gazzetta da presidente del Mantova la fece nella sede del suo piccolo, grande impero: il gruppo Sicurint a Verona. Vigilanza, logistica, trasporti, igienizzazione. Correva la primavera 2013 e Michele Lodi era l’uomo del momento, sulla cresta dell’onda, sul trono di un’azienda con 2mila dipendenti, 22 società, filiali a Padova e Bologna. La sua avventura da patron biancorosso finì con l’estate del 2014, quella da imprenditore pochi mesi più tardi: a febbraio 2015 il Sicurint Group fece crac, naufragando contro lo scoglio di un debito milionario. Finito subito sotto la lente della procura di Verona, che al termine delle indagini, ha formulato sedici richieste di rinvio a giudizio, leggendo nella parabola di Sicurint «un’associazione a delinquere finalizzata a commettere reati finanziari».

A partire da Michele Lodi, individuato come «promotore e reale dominus» del gruppo. L’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari è in calendario per ottobre, mentre è notizia di queste ore quella di un’inchiesta bis sul crac dell’azienda: l’ipotesi di reato è bancarotta fraudolenta. Ancora in corso, l’indagine è avvolta dal riserbo.


Sono invece 44 gli illeciti finanziari contestati dalla procura a Lodi e agli altri 15 «partecipanti all’associazione criminosa». Secondo un disegno che, per l’accusa, usava «strumentalmente cooperative logistiche “spurie” (cosiddette “apri e chiudi”), tutte consorziate con Sicurint G., al fine di riversare sulle stesse i debiti d’imposta e contributivi di cui veniva sistematicamente omesso il versamento».

Non solo, nell’avviso di chiusura indagini annota il pm Marco Zenatelli che «Sicurint Group assumeva lavori in appalto presentando Durc (il Documento unico di regolarità contributiva, ndr) di regolarità sulla base del solo (proprio) personale impiegatizio che assicurava regolarmente mentre i lavori venivano subappaltati alle cooperative consorziate con “lettera di incarico” formalmente amministrate da prestanomi, ma in realtà sostanzialmente controllate dalla Sicurint G. e in particolare da Lodi, cooperative che usavano quasi sempre gli stessi lavoratori che migravano da una cooperativa all’altra lasciando situazioni debitorie dal punto di vista fiscale». Eccolo, il disegno criminoso contestato al dominus e agli altri quindici collaboratori.

Oltre a Lodi, a rischiare il processo sono: Emanuele Bettini, Federico Bosi, Isabella Darra, Giorgio Zantedeschi, Gianluigi Campagnari, Aldo Dian, Roberti Istavan Fogarasi, Vincenzo Gallo, Diana Hariuc, Annamaria Mazzetto, Jacopo Pecci, Gianluca Roversi, Nicola Smaldino, Massimiliano Spataro, Francesco Giovani Testa. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
 

Video del giorno

Assemblea alla Canottieri Mincio: c'è il quorum, il circolo verso la salvezza

La guida allo shopping del Gruppo Gedi