L’ultima beffa per i pendolari della Mantova-Modena: i lavori rallentati dagli Asburgo

La Sovrintendenza invita alla cautela: nel cantiere c’è un manufatto storico. Rfi rassicura: «Il 10 settembre la linea tornerà a pieno regime»

MANTOVA. Ai pendolari ne capitano davvero di tutti i colori. Può succedere ad esempio che un cantiere aperto da Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) venga rallentato... dagli Asburgo. È quel che sta accadendo a Motteggiana, sede dei lavori che da settimane stanno provocando enormi disagi ai viaggiatori, costretti ad arrangiarsi tra bus sostitutivi e collegamenti ballerini tra Mantova e l’Emilia. In questi giorni l’attenzione sul tema è massima perché dopo il rinvio di pochi giorni fa, ora è scattato il countdown verso il 10 settembre data in cui, e Rfi lo ha confermato anche ieri, la tratta Mantova-Modena tornerà ad operare a pieno regime.

Nonostante le rassicurazioni di rito, però, Federconsumatori e i comitati dei pendolari, sia mantovani che modenesi, restano con il fiato sospeso, anche perché l’inizio dell’anno scolastico è alle porte e un eventuale ulteriore rinvio porterebbe a un caos difficilmente gestibile. Non a caso anche gli enti locali si stanno muovendo per evitare che la situazione degeneri e che a farne le spese siano come al solito i pendolari. Un paio di giorni fa il sindaco di Carpi Andrea Bellelli ha scritto all’assessore ai Trasporti della Regione Emilia Romagna Raffaele Donini lamentando, tra le altre cose, la mancanza di informazione circa l’operato di Rfi che, di fatto, ha annunciato il prolungamento dei lavori a Motteggiana soltanto un paio di giorni prima del 25 agosto, data in cui la circolazione dei treni sarebbe dovuta tornare a pieno regime. Anche il primo cittadino di Mantova Mattia Palazzi è pronto a dare battaglia sul tema: «Contatterò il prima possibile sia il presidente della Regione Emilia Romagna che Rfi».


Ma perché il cantiere di Motteggiana è diventato un nodo tanto difficile da sciogliere? Il motivo va ricercato nei libri di storia.

A Motteggiana, infatti, la sovrastruttura ferroviaria della linea Mantova-Modena è sostenuta da una serie di archi in muratura facenti parte di un antico forte austriaco denominato Forte Noyon edificato dal genio militare asburgico poco prima della Terza guerra d’Indipendenza e pensato per garantire il passaggio sul Grande Fiume e, più in generale, potenziare la difesa dell’estremo confine sud occidentale dell’Impero. Dal 1874 la linea ferroviaria utilizza quel che resta delle fortificazioni austriache come rampa di accesso al ponte in ferro che consente l’attraversamento del Po. Rfi ha deciso di aumentare la portata della linea attraverso un intervento che prevede l’inserimento di un viadotto ferroviario a più campate, rendendo quindi la linea indipendente dalle strutture ad arco e a volta della costruzione ottocentesca.

Il cantiere aperto a metà maggio ha subito un rallentamento perché evidentemente Rfi non aveva fatto i conti con la Sovrintendenza per i Beni culturali che ovviamente ha richiesto massima attenzione agli operai per evitare di recare danno al manufatto asburgico.

«E pensare – commenta Andrea Bertolini dell’associazione Utenti del trasporto pubblico – che la nostra associazione in tempi non sospetti aveva proposto di costruire una variante, in modo da evitare l’intervento sul forte: così facendo la tratta sarebbe stata interrotta per soli due o tre giorni. Ma non ci hanno ascoltato».


 

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