Dalla cattedra alla campagna mantovana: «Ecco l’azienda biodinamica»

Un sistema caratterizzato da regole precise che punta alla biodiversità della terra. Il titolare Pavarotti: «Ci vuole attenzione. Il risultato: frutti più saporiti e nutrienti»

SAN BENEDETTO PO. Dalla cattedra di scuola media a Milano, alle campagne di San Benedetto Po per portare avanti l’agricoltura biodinamica. È in sintesi la storia di Onesto Pavarotti titolare dell’azienda agricola omonima in via Valverde che gestisce insieme alla moglie Carla. Una scelta, quella di lasciare la città e trasferirsi nel piccolo paese di origine, dettata dalla passione per la campagna seguendo le orme del padre e della madre.

«Sono salito sul trattore per la prima volta all’età di 7 anni e a 8 andavo già in campagna da solo» racconta Pavarotti. Nel Dna c’è quindi il mondo agricolo. A portarlo lontano dai campi, l’università nel capoluogo lombardo e poi il lavoro come professore di francese. L’input di tornare a San Benedetto Po è arrivato da Carla. «Venivamo in azienda, dove viveva mia suocera Lina, durante le estati per le vacanze. Ma la terra diventava sempre più arida. Mi piaceva l’idea di rivedere questo posto ancora vivo e attivo. Era un sogno».

Un sogno diventato poi realtà quando il marito Onesto decise circa 10 anni fa di prendere l’aspettativa durante l’ultimo anno di insegnamento e di trasferirsi poi ufficialmente a San Benedetto Po raggiunta la pensione. Il terreno da coltivare è di sette ettari con piante di mele, pesche, prugne, albicocche, melograni ma anche asparagi e zucche. «Inizialmente iniziai con l’agricoltura biologica – racconta – Ma mi lasciava perplesso. Non si usano prodotti nocivi ma non dà la possibilità di arricchire il terreno. Dopo alcune ricerche su internet ho scoperto altre metodologie. Alcune sono interessanti ma non praticabili perché non permettono l’uso di macchine. Iniziai così ad avvicinarmi alla biodinamica, anche se ero scettico. Per approfondire la materia frequentai dei corsi e mi sono incuriosito. La biodinamica agisce difatti sul terreno e non tanto sulla pianta. Due sono i prodotti base. Il corno letame che favorisce la biodiversità nel terreno e il corno silice che agevola la maturazione dei frutti».

Cos’è il corno letame? «Letame inserito in un corno di vacca che deve essere interrato per 6-7 mesi, da settembre fino a Pasqua - spiega - Ne esce un prodotto che, inaspettatamente, profuma di terra di bosco con 1200 tipi di microrganismi. Ne bastano poi 100 grammi in 40 litri d’acqua per ettaro. Il prodotto, da dinamizzare per un’ora, va poi spruzzato su terreno umido».

Anche il corno silice, ottenuto dal quarzo macinato fine e acqua piovana inseriti sempre in un corno interrato nei mesi estivi, ha regole ben precise e va spruzzato alla mattina prima che sorga il sole. La biodinamica ha dunque procedure rigorose che guardano anche i ritmi dettati dal calendario. Il padre è Rudolf Steiner. Alla base c’è una visione spirituale del mondo.

«Per la biodinamica ci vuole precisione, ma non è complicata. Il risultato: frutti più saporiti e nutrienti» dice Pavarotti che ora vende i suoi prodotti a Milano al mercato biologico ma anche a Cremona, Lodi e Verona attraverso i gruppi di acquisto solidali e pensa di aprire un punto vendita in azienda. E nella lista ci sono anche succhi di mela, confetture e conserve che portano il marchio La Biricoccola, nome che riprende quello dell’incrocio naturale tra prugna e albicocca.

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