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I soccorritori: «In montagna sempre bene attrezzati»

«Nel Veronese già 40 interventi: un terzo solo in quella zona. Ci sono false piste tracciate dai cinghiali e la zona è impervia»

VERONA. Un intervento di soccorso complesso, tecnicamente difficile, che è stato portato a compimento in tempi rapidi dal Soccorso Alpino, non ha potuto salvare Gabriele Puccia, 27 anni, di Pegognaga che vi ha perso la vita dopo una caduta in un dirupo. Ai soccorritori non è rimasto che recuperare il cadavere, perché il giovane è morto sul colpo. A spiegarlo il presidente del Soccorso alpino di Verona, Roberto Morandi, che nella notte fra venerdì 30 e sabato 31 agosto  ha coordinato le ricerche del giovane. «La chiamata di soccorso ci è arrivata alle 22.47 dopo che i carabinieri di Negrar hanno localizzato a Malga Biancari l’auto del giovane che confermava quanto detto dalla sorella nella chiamata al 112. Ci siamo recati sul posto in 12: cinque coppie si sono sparpagliate sui diversi sentieri, il medico e un soccorritore sono rimasti alla base della Malga. Lo abbiamo trovato alle 2.45 sotto il sentiero che dal ponte porta ad ovest, nella frazione di Mondrago. Era fuori dalle piste battute. Molto probabilmente aveva sbagliato strada e si è trovato in un punto pericoloso e sdrucciolevole. Non aveva attrezzatura e calzava semplici scarpe da ginnastica dalla suola liscia».

Molte le segnalazioni di soccorso in quella zona: «Su 40 interventi quest’anno, un terzo è proprio al ponte tibetano. La zona è battuta dai cinghiali che creano false piste. Per questo il Comune ha intenzione di intervenire. In più il ponte è un forte richiamo, ma la zona è impervia. Bisogna dotarsi di attrezzatura adeguata: scarpe adatte, zainetto per fronteggiare emergenze come piogge improvvise. E sempre affrontare le escursioni con prudenza».

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