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Evadono l’Iva per 320 milioni: indagine sulla Mantova Petroli

I vertici della società sono accusati di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Il fallimento nell’estate dello scorso anno dopo una serie di passaggi di proprietà

Giancarlo Oliani
1 minuto di lettura

MANTOVA. Una colossale evasione fiscale. Tra le più consistenti mai emerse in provincia di Mantova: ammonta a 320 milioni di euro. La cifra è emersa all’indomani del fallimento della Mantova Petroli srl, avvenuto nel luglio dello scorso anno. La ditta commerciava all’ingrosso prodotti petroliferi in tutta Europa e aveva la sua sede legale a Mantova in piazza Vilfredo Pareto, nell’area direzionale del Boma, senza dare troppo nell’occhio, dopo i trasferimenti da Milano e Verona.

I vertici dell’azienda, cambiati spesso nel corso degli anni e tra cui non figurerebbero mantovani, sono indagati dalla procura di via Poma per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio.

L’inchiesta è ancora in corso. Ci sono stati provvedimenti di misura cautelare da parte del giudice per le indagini preliminari, sulle quali gli avvocati difensori hanno presentato diversi ricorsi in Cassazione.

Il curatore fallimentare Giuseppe Angiolillo sta cercando di vendere alcune proprietà di cui l’azienda è in possesso: terreni e unità immobiliari, ma il ricavato e ben lontano dalla possibilità di ripianare l’enorme passivo.

Tra gli indagati per il crac c’è Michael Peter Harald Draebing, 62enne presidente del consiglio d’amministrazione della società, nei confronti del quale il giudice per le indagini preliminari aveva disposto la custodia cautelare in carcere e in seguito gli arresti domiciliari, mai messi in atto per il diniego delle autorità austriache, visto che l’imprenditore risiede in Austria.

L’attività di indagine, svolta in questi mesi dalla Guardia di finanza, ha evidenziato numerose e gravi irregolarità nella gestione societaria.

Draebing, prima nella qualità di componente del comitato di controllo sulla gestione della Mantova Petroli srl, poi di presidente del consiglio di amministrazione e infine di liquidatore della società, avrebbe trasferito decine di milioni di euro in favore della società controllante, di diritto austriaco, Dipp Gmbh.

Altri gravi indizi sarebbero emersi in relazione a un’ulteriore distrazione di fondi relativa alla cessione di un ramo d’azienda della Mantova Petroli a favore della società A&B spa, di cui la Dipp era l’unico socio.

Tra le accuse mosse dalla Procura anche il fatto di aver condotto operazioni dolose, consistenti nella sistematica omissione del versamento dell’Iva per oltre 320 milioni di euro.

L’accusa di autoriciclaggio si fonda invece sul disinvolto trasferimento di enormi somme di denaro. Ma questa accusa è stata contestata, dal momento che secondo gli indagati i trasferimenti di denaro erano rintracciabili. —


 

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