Farà sempre più caldo: «Anche l’agricoltura si prepari a cambiare»

Il meteorologo Giuliacci e i mutamenti climatici irreversibili: «Le imprese si adeguino con tecnologia e nuove colture»

GONZAGA. Farà più caldo e gli eventi atmosferici saranno sempre più estremi. Secondo gli scenari che emergono dalle simulazioni degli scienziati, c’è di che preoccuparsi. E se il clima cambia, anche l’agricoltura dovrà farlo: di questo si è parlato stasera, 6 settembre, in Millenaria grazie al convegno organizzato da Coldiretti e Gruppo Edagricole.

Tra i relatori il meteorologo Andrea Giuliacci, che, dopo aver descritto com’è già cambiato il clima, ha parlato delle proiezioni più credibili per il futuro, basate su diverse ipotesi di sviluppo, e quindi di emissioni. «Appurato che buona parte del cambiamento climatico dipende dai gas serra - ha detto Giuliacci - entro il 2035 le temperature medie su scala planetaria saliranno dai 3 ai 7 decimi di grado, quindi farà più caldo, a prescindere dallo scenario di sviluppo che viene preso in considerazione». Non è una buona notizia: anche se, per un qualsiasi motivo, si arrivasse a un livello di emissioni pari a zero, «le temperature continuerebbero comunque a salire, perché in atmosfera ci sono grosse quantità di gas serra che impiegheranno secoli per essere assorbite».


Il guaio è che le conseguenze non hanno a che vedere soltanto con il caldo: con maggiori quantità di calore in atmosfera, i fenomeni atmosferici tendono a diventare più estremi. «I periodi di siccità saranno più lunghi e duraturi, le piogge diminuiranno ma aumenteranno gli episodi violenti».

Se per le proiezioni si deve parlare di probabilità, per i cambiamenti già avvenuti ci sono certezze: «Lo dicono gli strumenti meteo - ha proseguito Giuliacci - il clima è cambiato in modo rapido e importante soprattutto negli ultimi decenni, dagli anni novanta in poi».

In Piemonte, Liguria e Lombardia, tra le estati più calde dell’ultimo trentennio c’è quella del 2017, mentre il 2018 è tra le annate più calde dal Dopoguerra a oggi. Le alte temperature hanno un’altra conseguenza da non trascurare: se faldo caldo i ghiacciai si ritirano, e se si ritirano diminuiscono le riserve idriche e sono guai anche per le centrali idroelettriche.

I dati raccontano anche di piogge sempre più irregolari ed estremizzate: uno studio del Cnr mostra che negli ultimi 130 anni la quantità di pioggia non è cambiata molto, ma sono diminuiti del 12% i giorni di pioggia.

Che cosa fare? «Sono importanti le politiche di mitigazione, ma accanto a queste occorre pensare all’adattamento. Dobbiamo adeguare il territorio e le nostre attività: devono essere in grado di sopportare questo nuovo clima. Questo vale anche per l’agricoltura: se so che ci sarà sempre meno acqua, devo trovare il modo di custodirla quando c’è e di usarla in modo efficiente, anche grazie all’uso della tecnologia. Molte aziende lo fanno già. Si continuerà a fare agricoltura, magari cambiando anche coltura se necessario».
 

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