Terremoto nel Pd: Bonetti e Colaninno lasciano il partito e vanno con Renzi

I dem perdono in un sol colpo gli unici ministro e deputato. In vista altre defezioni, dalla Zaltieri a Maglia. E Palazzi resta


MANTOVA. Renzi annuncia la fuoriuscita dal Pd e il partito a Mantova perde, nel giro di qualche ora, un ministro e un deputato, la Bonetti e Colaninno, gli unici che aveva. Un vero e proprio terremoto. Perché non è finita. Si preannunciano altre uscite, anche se il segretario provinciale Marco Marcheselli minimizza: «In segreteria nessuno dei renziani mi ha ancora detto nulla. Per me usciranno in pochissimi».

Per domani giovedì 19 settembre è convocata una segreteria che dovrà preparare l’assemblea provinciale a fine settembre-primi di ottobre per affrontare l’argomento scissione e chiarire. In segreteria i renziani sono quattro (oltre alla Bonetti, Federici, la Turrina e la Vismarra), in una gestione unitaria del partito: cosa decideranno di fare? «La scelta di Renzi è sbagliata - dice Marcheselli -. Ha scelto di essere il leader dell’io e non del noi, e mi ha deluso». E il vice segretario Andrea Murari: «Bene la scelta di affrontare subito con gli organismi dirigenti questo passaggio delicato».


Lo psicodramma dem si consuma nel giro di poche ore. Alle 12 su Facebook il ministro Elena Bonetti, renziana di ferro, annuncia la sua scelta: «Quella tracciata da Matteo Renzi - scrive - è una strada di libertà e coraggio, che appartiene pienamente a me e alla mia storia personale». E specifica: «L’idea di una casa che sia capace di farsi grembo di rinnovati percorsi di umanità e civiltà, un luogo per liberare autentico protagonismo giovanile, una comunità in cui volersi bene e camminare insieme, sono elementi che pongo al centro della mia scelta».

Assicura lealtà al governo Conte: «Il mio servizio come ministra è e rimarrà nel solco di quanto giurato: nell’interesse esclusivo della nazione. Per questo con ancora maggiore impegno mi spenderò al fine di dare stabilità all’azione di governo, nel necessario gioco di squadra con tutta la maggioranza». E chiude citando Madre Teresa: «Ieri è passato. Il domani non è ancora arrivato. Abbiamo solo l’oggi: iniziamo».

Lascia il Pd dopo 11 anni da parlamentare il deputato Matteo Colaninno. Poche parole per annunciare, a metà pomeriggio, una scelta dolorosa: «Seguirò il progetto politico di Renzi». Con la sua defezione, il Pd mantovano, erede dei due grandi partiti Pci e Dc, perde per la prima volta la rappresentanza parlamentare (eletto a Pavia, era comunque l’unico dem mantovano).

Preannunciano l’addio anche altre figure di spicco. «Seguirò Renzi - dice il consigliere provinciale Francesca Zaltieri - ma per ora resto nel Pd in attesa che si costituisca il nuovo soggetto politico, con l’idea di creare una collaborazione da subito». Lascia anche l’ex assessore Giorgio Maglia: «Me ne vado - precisa - ma non a cuor leggero».In uscita vengono dati anche gli altri ex assessori Luciano Battù e Assunta Putignano.

Fabio Madella, uno dei coordinatori della mozione Giachetti al congresso, è entusiasta dell’iniziativa di Renzi: «Respiro la stessa sensazione di quando mi sono affacciato per la prima volta alla politica, nel 2013, con Matteo». Ancora in attesa è, invece, il segretario dei giovani dem, Gianmarco Carra, renziano: «Bisogna capire gli sviluppi nazionali. Intanto, vado avanti con il giro dei circoli per presentarmi, visto che sono stato eletto il 15 luglio scorso». «E io, invece, resto - dice il consigliere regionale Antonella Forattini, renziana - Le battaglie vanno fatte da dentro».

Come non se ne va il sindaco di Mantova Mattia Palazzi, da sempre molto vicino a Renzi: «Rispetto la sua scelta - scrive in un post su Facebook - ma oggi non la condivido. Ci siamo parlati e per me Matteo è e resterà un amico. Scelgo di non dividere. Chi festeggia questa scissione sbaglia, ma il Pd ha bisogno di una nuova fase fondativa». In Via Roma il gruppo consiliare dem è coeso.

Così almeno assicura il capogruppo nonché segretario cittadino Giovanni Pasetti: «A mio avviso, nessuno seguirà Renzi, la cui corrente qui rappresenta appena il 15% del partito. Stasera (ieri, ndr.) avremo un’assemblea cittadina già convocata, ma si parlerà anche di questo». Armando Trazzi, coordinatore della mozione Zingaretti, definisce «contraddittoria» la scelta di Renzi che «divide e indebolisce il Pd e il governo per il quale si è speso».


 

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