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Debiti per oltre 8 milioni: all’asta la coop Settefrati di Rodigo

Via all’iter della liquidazione per agriturismo, serre e allevamento pesce. L’avvocato: «Sono attività vive, siamo certi che gli investitori si faranno avanti»

Andrea Moglia
2 minuti di lettura

RODIGO. Era il settembre del 1985 quando la società prendeva il via nella sede di Rivalta. Ora, a trentaquattro anni esatti di distanza, la famiglia Sordelli deve cedere il passo. Colpa del mercato che cambia, di una crisi che non ha perdonato settori come quello vivaistico e agrituristico, colpa anche di investimenti consistenti che hanno sì reso belle e funzionanti le strutture, ma che a lungo andare hanno affondato le finanze della società. Con un termometro debitorio che sfora gli 8 milioni di euro, la cooperativa agricola Settefrati ha preferito spegnere le macchine, prima di vedersele spegnere dal tribunale, e proporre la liquidazione del patrimonio per sovraindebitamento.

Il decreto che dà il via all’iter della procedura di liquidazione, a fronte della richiesta presentata dalla società a fine agosto, porta la firma del giudice Mauro Bernardi e la data di martedì scorso, 17 settembre.

È solo il primo passo per il tentativo di ripianare il debito e, nel contempo, restituire al mercato i pezzi ancora funzionanti di una società che fino a non molto tempo fa contava ventotto dipendenti.

La cooperativa agricola Settefrati si compone di tre unità produttive. Ci sono le serre per la floricoltura, e il relativo negozio per la vendita di fiori e piante; l’allevamento di storioni e altri pesci (un tempo erano anguille), in strada Mussolina, nelle vicinanza del centro termale Airone – un gioiello della famiglia Sordelli, che nulla ha a che vedere comunque con la coop Settefrati – e infine l’agriturismo di strada Settefrati, a Rivalta.

La proposta di liquidazione del patrimonio è stata accettata in base alla completezza dei documenti presentati dalla società, al fatto che «non emergono atti in frode dei creditori negli ultimi cinque anni», spiega il decreto del tribunale civile, e che il piano su cui si basa la proposta ha «una ragionevole fattibilità».

«Devo dire che il giudice Bernardi ha lavorato molto bene – tiene a sottolineare l’avvocato Giovanni Toffali, il professionista che gestirà la procedura – ora l’esercizio provvisorio consente di continuare l’attività in modo da consegnare agli investitori che intenderanno acquisire le parti della società non solo muri e strumenti ma qualcosa di vivo, di produttivo».

Ora ad attendere l’avvocato Toffali c’è una serie di impegni che dovranno spianare la strada alla cessione delle attività della cooperativa. Il primo passo: l’inventario dei beni e la vendita delle cose deperibili, come le piante e i fiori conservati nel vivaio.

«Il fatto che si tratti di attività ancora vive mi fa credere che gli investitori saranno coraggiosi e si faranno avanti – ci mette un pizzico di ottimismo l’avvocato Toffali – d’altra parte devo mettere in vendita non un capannone ma una realtà produttiva funzionante. Credo e spero che ci sia qualcuno che la vuole fare vivere. Entro quattro anni dovrà essere tutto risolto, chiusi i debiti con le banche e i fornitori e cedute le attività. Ma credo proprio che concluderò tutto molto prima». 

 

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