I mille giorni di Aemilia: martedì sera il dibattito sul libro di Soresina

GAZOLDO DEGLI IPPOLITI. I mille giorni di Aemilia raccontati in un libro. Due anni e mezzo di mattine nell’aula bunker di Reggio Emilia, ad ascoltare 195 udienze con testimonianze e interrogatori del più imponente processo contro la ’ndrangheta mai celebrato al Nord, poi la corsa in redazione, in lotta contro il tempo, per raccontare, riassumere, trovare un filo in una storia simile ad una Matrioska. Tiziano Soresina, cronista di razza della Gazzetta di Reggio, ha raccolto i mille giorni che hanno cambiato la faccia alla terra a cavallo del Po, in un volume uscito in maggio. E lo ha fatto con il rigore e la meticolosità che lo hanno sempre contraddistinto in 20 anni di mestiere.

Soresina sarà martedì sera (24) a Gazoldo, al festival Raccontiamoci le mafie, per dialogare con Rossella Canadè, giornalista della Gazzetta di Mantova, autrice del libro-inchiesta “Fuoco criminale” (vincitore del premio Casentino della giuria 2018)che scandaglia l’assalto della cosca nel Mantovano, fermata con le condanne del processo Pesci. A moderare l’incontro, il direttore della Gazzetta di Mantova Paolo Boldrini.


Il numero degli imputati e delle parti civili con al seguito un vero e proprio battaglione di avvocati, la valanga di testimoni, le migliaia e migliaia di pagine fra verbali e atti depositati: tutto è maxi ad Aemilia. E tanti i taccuini riempiti. In testa alcuni flash: la sterminata aula-bunker, i tre ruvidi gabbioni per i detenuti, tensioni e polemiche senza sconti per nessuno (giudici, pm, avvocati, imputati, testimoni, giornalisti, persino studenti ed associazioni antimafia), l’irrompere deflagrante dei pentiti, il terrore che si materializza in diverse deposizioni, ma anche pezzi che non tornano su politica, colletti bianchi, imprese.

Conti che non tornano oggetto delle indagini ancora in corso, scaturite da Aemilia così come dalla gemella Pesci. Inevitabili gli sconfinamenti della storia in terra mantovana: gli affari della cosca a Viadana, lo spaccio di droga nella Bassa, e il cadavere seppellito in un cantiere di Mantova di cui parla il pentito Antonio Valerio, rimasto fino ad oggi un punto interrogativo. —

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