Il processo Aemilia diventa un libro Così la ’ndrangheta perde due volte

Il festival entra nel vivo, calandosi nel territorio. Per eliminare l’illusione che la mafia non sia cosa nostra. La villa comunale di Gazoldo ha ospitato, nell’ambito di “Raccontiamoci le mafie”, i giornalisti Tiziano Soresina e Rossella Canadè, moderati dal direttore della Gazzetta di Mantova Paolo Boldrini, autori di due libri sulla ’ndrangheta al Nord.

L’inchiesta Pesci, che smaschera le mire della cosca di Nicolino Grande Aracri nelle terre dei Gonzaga, è raccontata dalla Canadè nel suo “Fuoco criminale” (Imprimatur) e il maxiprocesso emiliano “I mille giorni di Aemilia” ripercorso da Tiziano Soresina, sono stati l’occasione non solo per ricostruire il lavoro di inchiesta dei due giornalisti scrittori ma, come ha evidenziato nelle domande Boldrini, per affrontare il problema della presa di coscienza della presenza della mafia nel nostro territorio. «Mentre scrivevo - racconta la Canadè - mi rendevo conto che era più facile che le persone parlassero con me se sapevano che stavo scrivendo un libro; prima, quando cercavo di parlare con loro da giornalista, trovavo parecchie resistenze. Questo mi ha fatto molto riflettere sul nostro mestiere».


Tuttavia, ha aggiunto «mi aspettavo una diversa presa di coscienza delle persone che, invece, nel Mantovano non c’è stata».

«Mi è spiaciuto che un grande processo come quello di Reggio Emilia non abbia avuto la risonanza nazionale che meritava- spiega Soresina - però era seguito in aula da tanti studenti. Una cosa importante, perché così si è diffuso un gran passaparola che ha costruito la strada per una maggiore consapevolezza. E infatti i mafiosi erano molto innervositi per la presenza delle scuole. Per questo motivo ho accettato di scrivere le oltre 600 pagine che compongono il volume: per lasciare una traccia e fare sapere a tutti cosa è successo. Questo è il mio impegno civile» —

Luca Cremonesi



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