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Malati di azzardo a Mantova: 7.800 sono a rischio, ma a chiedere aiuto è soltanto uno su 60

Divieto per i minori? Nell’ultimo anno ha giocato il 33,6%. E adesso a uniformare le fasce orarie interviene la Regione

MANTOVA. Non è un vizio, una febbriciattola dei sensi che con un po’ di forza di volontà puoi anche lasciarti alle spalle, ma una malattia ostinata, un buco nero e senza fondo, dalle pareti lisce. Una voragine dalla quale non ci si può cavare fuori da soli. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Asst Carlo Poma e dall’Ats Val Padana, durante un convegno promosso dalle associazioni Avis, Aido e Abeo, in provincia di Mantova le persone a rischio di azzardopatia sono 7.800. Peccato che al Serd, il servizio per le dipendenze patologiche, ne arrivi soltanto uno su sessanta.

Numeri che a caldo impressionano la coscienza ma, come ogni cifra, rischiano di sbiadire l’attimo dopo. Numeri freddi che non riescono a restituire la disperazione compulsiva di chi si aggrappa ai tasti delle slot machine, o alla patina dorata dei gratta e vinci, per inseguire la coda di una fortuna che non si lascia mai afferrare, per bucare la bolla di sconforto, per annullarsi nell’indice che s’accanisce sui tasti. Ecco quello che i numeri non possono raccontare, l’inferno privato dei malati d’azzardo.



Un punto di partenza per indagare questo virus di Stato è la definizione dell’azzardopatia, così come formulata dalla psicologa Daniela Capitanucci, presidente onoraria dell’associazione Azzardo e nuove dipendenze (And), e riproposta dal coordinamento No Slot di Mantova: «Ha un disturbo da gioco d’azzardo colui che gioca più denaro, più a lungo e più spesso del previsto e di quanto si possa permettere e che, quindi, ha perso la libertà di astenersi: non riesce più a non giocare, è forzato a giocare». L’azzardo non è più una scelta, ma una dipendenza da soddisfare anche quando non si hanno più soldi in tasca. E giù nel buco ci si trascina appresso anche gli affetti.

Se il dato delle 7.800 persone a rischio di azzardopatia impressiona a caldo per la sua robustezza, ma è destinato a raffreddarsi rapidamente, forse quello sui soldi spesi all’inseguimento della fortuna (e in fuga da se stessi) si fissa di più, perché il denaro cattura l’attenzione. L’inchiesta realizzata dal Visula Lab del gruppo Gedi, che ha elaborato i dati forniti dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, inchioda la provincia di Mantova a una spesa pro capite in azzardo di Stato pari 1.240,04 euro all’anno, con la punta estrema di Borgo Virgilio, dove la cifra s’impenna a 3.919,80 euro.

Il guasto non è soltanto economico, la falla è sociale e sanitaria, e segnala il paradosso di uno Stato che con una mano inocula il virus e con l’altra si preoccupa della cura. Vero, non tutti si ammalano, ma, come per i tumori, anche la minaccia della dipendenza da azzardo richiede lo sviluppo di una filiera di prevenzione, passaparola, stili di vita, intervento precoce e lavoro di rete con le associazioni e con il terzo settore.

In questa prospettiva, preoccupa il contagio tra i giovani. Riferisce il coordinamento No Slot di un’altra evidenza emersa durante il convegno di Avis, Aido e Abeo dal titolo “Come riconoscere se il gioco è un problema”: «Negli adolescenti, il rischio di sviluppare un comportamento di gioco è doppio rispetto agli adulti. Nonostante la legge vieti il gioco ai minorenni, il 40,2% degli under 18 riferisce di aver giocato d’azzardo almeno una volta nella vita, e la percentuale di studenti minorenni che lo ha fatto nell’ultimo anno è del 33,6%». Ecco perché la prevenzione è il primo anello.

Si colloca a un livello successivo la misura dell’armonizzazione delle fasce orarie sollecitata dai No Slot. Dopo due lettere indirizzate senza successo ai sindaci, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 i volontari del coordinamento hanno bussato ai quindici municipi del distretto di Mantova, per guardare gli amministratori negli occhi, presentarsi, offrire la propria consulenza e sciogliere il timore che un’ordinanza eventuale potesse trascinare il Comune in una battaglia legale impari con i giganti del gioco.

Raccolto un consenso di massima, l’obiettivo era arrivare a una risoluzione del Consorzio Progetto Solidarietà, che gestisce il piano di zona del distretto di Mantova, prima che le elezioni di primavera rimescolassero le carte delle amministrazioni. Obiettivo mancato.

Adesso, però, l’armonizzazione delle fasce orarie potrebbe rientrare dalla finestra della Regione, che al distretto di Mantova ha assegnato 70mila euro per la prevenzione e il contrasto al gioco d’azzardo patologico, vincolando la somma a un regolamento unico di ambito. Tradotto, stesse fasce orarie.


 

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